Città
Ingegnosissima

"... nessun drappo che non fosse di porpora fece fabbricare
a Noto il ricco Attalo."
Cicerone
L'antica
Netum (in greco Néaiton o Néeton) sorgeva sulla montagna dell'Alveria, a circa
otto chilometri a nord-ovest della nuova Noto.
Distrutta dal terremoto del
1693, fu ricostruita nel nuovo sito che
divenne ufficiale solo nel 1702.
La città dell'Alveria è collegata a
nord da una sottile lingua di terra col sistema montuoso circostante.
Questa
zona nel medioevo fu munita con fortificazioni ed un castello, ma probabilmente
era già difesa in età antica.
La forma di
cuore con l'apice a nord e i lobi a sud caratterizza il sito (m. 1750 in senso N-S e m. 800 in senso E-O)
Néaiton nel 263 a.C. fu assegnata da Roma a lerone
II.
Di età tardoantica
si conoscono piccole catacombe e ipogei
segnalati da Paolo Orsi nella zona Nord della città.
Agli Arabi la città si arrese una prima volta nell'863-4 e
una seconda nell'865-6.
I Normanni la presero nel 1091.
La successiva storia della città è ben documentata
soprattutto attraverso le fonti di
archivio, in special modo quelle notarili che si conservano a partire della
metà del '400.
L'assetto della città
medievale è stato oggetto di accurate indagini archivistiche che hanno
consentito di conoscere le direttrici di espansione urbana a partire dal XIII
secolo, l'una verso il lobo S.O. in
direzione del convento francescano, l'altra verso S.E. lungo l'asse che conduceva a Porta della Marina.
Alla fine del '500
la città era articolata in cinque quartieri divisi grossomodo dagli assi stradali appena citati e circondata da un
potente muro di cinta, che fu
restaurato e potenziato nel corso del '600.
Nella prima metà del XVII secolo la
città aveva una popolazione di circa
25.000 abitanti, ma a seguito delle peste si ridusse a 12.000 prima del terremoto: almeno un quarto
della popolazione morì a causa del sisma del 1693.
Già all'indomani del
terremoto furono eseguiti i primi scavi alla ricerca di argenti ed oggetti preziosi.
La mancanza di controllo, anche in
tempi a noi vicini, ha prodotto da allora gravi danni al patrimonio
della città antica.
Il desolante campo di rovine visitato da eruditi e viaggiatori settecenteschi, quali il principe di Biscari e Houel, è oggi in buona parte coperto da vegetazione.
È passato poco più di un secolo da quando la ricerca
archeologica è iniziata nel sito.