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Noto antica 2005

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Città Ingegnosissima

"... nessun drappo che non fosse di porpora fece fabbricare a Noto il ricco Attalo."

Cicerone

L'antica Netum (in greco Néaiton o Néeton) sorgeva sulla montagna dell'Alveria, a circa otto chilometri a nord-ovest della nuova Noto.
Distrutta dal terremoto del 1693, fu ricostruita nel nuovo sito che divenne ufficiale solo nel 1702.
La città dell'Alveria è collegata a nord da una sottile lingua di terra col sistema montuoso circostante.
Questa zona nel medioevo fu munita con fortificazioni ed un castello, ma probabilmente era già difesa in età antica.
La forma di cuore con l'apice a nord e i lobi a sud caratterizza il sito (m. 1750 in senso N-S e m. 800 in senso E-O)

Néaiton nel 263 a.C. fu assegnata da Roma a lerone II.
Di età tardoantica si conoscono piccole catacombe e ipogei segnalati da Paolo Orsi nella zona Nord della città.
Agli Arabi la città si arrese una prima volta nell'863-4 e una seconda nell'865-6.
I Normanni la presero nel 1091.

La successiva storia della città è ben documentata soprattutto attraverso le fonti di archivio, in special modo quelle notarili che si conservano a partire della metà del '400.
L'assetto della città medievale è stato oggetto di accurate indagini archivistiche che hanno consentito di conoscere le direttrici di espansione urbana a partire dal XIII secolo, l'una verso il lobo S.O. in direzione del convento francescano, l'altra verso S.E. lungo l'asse che conduceva a Porta della Marina.
Alla fine del '500 la città era articolata in cinque quartieri divisi grossomodo dagli assi stradali appena citati e circondata da un potente muro di cinta, che fu restaurato e potenziato nel corso del '600.
Nella prima metà del XVII secolo la città aveva una popolazione di circa 25.000 abitanti, ma a seguito delle peste si ridusse a 12.000 prima del terremoto: almeno un quarto della popolazione morì a causa del sisma del 1693.
Già all'indomani del terremoto furono eseguiti i primi scavi alla ricerca di argenti ed oggetti preziosi.
La mancanza di controllo, anche in tempi a noi vicini, ha prodotto da allora gravi danni al patrimonio della città antica.
Il desolante campo di rovine visitato da eruditi e viaggiatori settecenteschi, quali il principe di Biscari e Houel, è oggi in buona parte coperto da vegetazione.

È passato poco più di un secolo da quando la ricerca archeologica è iniziata nel sito.

Per un approfondimento sul tema cfr.
L. GUZZARDI, Archeologia nella città di Noto Antica, in Archeologia Urbana e Centri Storici negli Iblei, 1998, pp. 31-36.