I musei siciliani sono una risorsa su
cui è necessario investire.
Salvalarte Sicilia ha da un paio
di anni lanciato una sua nuova attività dedicata ai musei siciliani:
Salvailmuseo, per organizzare un’azione duratura e continua di
monitoraggio, promozione, denuncia e valorizzazione del sistema museale
siciliano.
Questo dossier è un altro
contributo allo spirito fattivo della nostra nuova iniziativa, rendendo
chiaro uno degli obiettivi che si pone questo nostro nuovo impegno. Inoltre,
vogliamo così rendere praticabile e concreta la nostra proposta di istituire
un vero e proprio “Osservatorio sul sistema museale siciliano”, che ne tenga
sotto controllo lo stato di salute e metta a confronto le diverse e
variegate realtà presenti nella nostra regione.
Secondo il documento approvato a Seul,
nel 2004 dall’Assemblea Generale dell’ICOM: “Il museo è un’istituzione
permanente senza scopo di lucro al servizio della società e del suo
sviluppo. È aperto al pubblico e compie ricerche che riguardano le
testimonianze materiali e immateriali dell’umanità e del suo ambiente; le
acquisisce, le conserva, le comunica e, soprattutto, le espone a fini di
studio, educazione e diletto”.
Un museo, dunque, non è un archivio, ma
un luogo che espone le sue opere per trasmettere messaggi culturali e di
promozione del territorio. La domanda spontanea è: quale messaggio
trasmettono i musei siciliani chiusi contemporaneamente a Palermo, a
Siracusa, a Catania, a Enna...? E cosa dire della scellerata decisione del
Consiglio Comunale di Palermo di cambiare destinazione ad un’ala
dell’Albergo dei Poveri mettendo così una pressoché definitiva ipoteca sul
sogno decennale di avere un polo museale di grande potenzialità?
Purtroppo, questi sono ulteriori segnali
del momento difficile, molto difficile, che stanno attraversando i Beni
culturali. Si approvano tagli di spesa e si progettano svendite. E in un
momento di crisi sono sempre i più deboli a pagare. E la cultura, il
paesaggio, la nostra eredità, per molti non hanno nessun valore, anzi
c’è chi pensa che ne possiamo anche fare a meno.
Noi, invece, non ci stancheremo mai di
parlare della loro importanza, del loro valore appunto, ma non perché
ci raccontano il nostro meraviglioso e bellissimo passato, ma soprattutto
perché sono il nostro futuro, la nostra possibilità di riscatto e di
speranza.
E nonostante questa nostra decisa
convinzione, siamo ben lontani dall’avere una visione “economicistica” che
dice che bisogna “fare per forza cassa”, che i Beni culturali devono
direttamente farci guadagnare altrimenti sono inutili. Questa concezione
riduttiva è altresì stupida e sbilenca. La verità è che i nostri Beni
culturali ci fanno guadagnare ogni giorno, perché hanno fatto sì che
la Sicilia e l’intero nostro Paese sono unici al mondo, per bellezza,
storia, testimonianze del passato. È questa la nostra ricchezza!
Poi, quando si può fare anche qualche
soldo, gestendo i siti culturali con i “servizi aggiuntivi”, è molto meglio,
ma per farlo, come denunciamo in questo dossier, bisogna organizzarli in
maniera più efficiente, moderna, produttiva e trasparente.
Speriamo che la stagione che si aprirà
con i nuovi bandi, promossi dall’Assessorato regionale dei Beni culturali
per il coinvolgimento dei privati nella gestione dei nostri siti culturali,
possa finalmente imprimere una svolta innovativa e moderna al settore,
magari raccogliendo anche qualche nostro suggerimento, contenuto in queste
pagine e sperimentato da altre parti, come la “tourist card” o i servizi di
prenotazione on-line.
Inoltre, riteniamo, che la programmazione
europea 2007/2013 potrebbe diventare un’occasione per promuovere nei nostri
musei la cultura della qualità, trasformandoli in luoghi e sedi di
promozione e produzione culturale nel e per il territorio: i musei non solo
come luoghi di tutela e conservazione, ma protagonisti attivi di una
politica culturale. Anche se, purtroppo, le politiche pubbliche regionali
sono molto spesso lontane dalle esigenze e dagli obiettivi che i musei si
pongono per essere al servizio dei territori e del loro sviluppo: mancanza
di autonomia di bilancio, scarsezza di risorse economiche, carenze di
personale, assenza di coordinamento e di azioni di rete, sono gli annosi
problemi che condizionano pesantemente e negativamente le strutture museali
siciliane.
Per non parlare delle tante sedi chiuse,
dell’importante patrimonio culturale negato, delle strutture mai realizzate
anche se progettate da tempo, dei reperti non catalogati nei magazzini
stracolmi, delle ristrutturazioni necessarie per un’esposizione più
adeguata, moderna e sicura. E in questo dossier troverete qualche
esempio molto significativo di tutto ciò.
Le statistiche ci dicono che in tutto il
nostro Paese, e quindi anche nella nostra regione, c’è un calo di visitatori
nei musei e nei siti culturali. Questa perdita di presenze non è imputabile
solo alla pesante crisi economica in atto, ma indubbiamente anche
all’offerta, alle possibilità che si offrono. La risposta a queste
difficoltà non può essere la chiusura, ma esattamente il contrario. Bisogna
migliorare l’offerta culturale ed espositiva dei musei, aprire altre e nuove
sedi museali. Una prospettiva su cui lavorare è quella del museo diffuso,
strettamente legato alla cultura del territorio, che faccia rete con le
altre strutture culturali presenti.
Tutto ciò si può fare organizzando meglio
il personale di custodia, oggi mal distribuito e demotivato, e coinvolgendo
nella gestione dei siti l’associazionismo culturale, che oggi è pronto a
raccogliere questa sfida.
Per questi obiettivi avanziamo in queste
pagine qualche proposta precisa che, accanto a quella che abbiamo già fatta
e che qui riproponiamo della “Carta dei diritti dell’utente dei musei”,
possa migliorare l’offerta culturale dei nostri musei, rendere più gradevole
e istruttiva una visita e ottenere possibilmente dai circuiti museali anche
degli introiti economici più adeguati e reali rispetto alle potenzialità dei
nostri siti culturali.
I nostri musei, come vedrete dalle schede
di questo dossier che ci raccontano solo alcune delle tante emergenze
siciliane, hanno tanti altri problemi: di risorse economiche innanzitutto,
di fruibilità, di spazi. Problemi che solo una politica impegnata e
un’attenzione continua possono risolvere. C’è bisogno di questa politica
seria e responsabile per i Beni culturali siciliani, c’è bisogno di risorse
e di finanziamenti per tutelare e recuperare i nostri tesori, altrimenti è
fortissimo il rischio dell’oblio, del degrado e dell’abbandono. E se
vogliamo continuare a parlare di musei, in Sicilia servono anche degli
strumenti legislativi per un sostegno economico e progettuale ai piccoli
musei che non sono direttamente dipendenti dall’amministrazione regionale e
per la promozione degli ecomusei, le istituzioni culturali che si occupano
di studiare, conservare, valorizzare e presentare la memoria collettiva di
una comunità e del territorio che la ospita.
Noi pensiamo che collocare il valore
del patrimonio culturale al centro della vita civile è un dovere-diritto per
tutti, per questa ragione Salvalarte Sicilia continua con sempre più
passione e determinazione il suo impegno, oggi guardando con maggiore cura e
attenzione alla difficile realtà del sistema museale siciliano.
Gianfranco Zanna
Responsabile per i Beni culturali
di Legambiente Sicilia
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