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Cenni storici
L'Oratorio è citato da Valerio Rosso e da Gaspare Palermo, che lo indica
come una delle due sedi della Compagnia di San Mercurio fondata nel 1572.
Il
sacro edificio fu edificato in un luogo originariamente ricco d'anfratti e
grotte (una di queste intitolata a S. Mercurio), presso un pozzo ricolmo
d'acqua che si riteneva miracolosa; tali preesistenze sono state cautamente
confermate dalle indagini geognostiche, eseguite nel corso dei lavori di
restauro.
Gli stucchi dell'aula sono attribuiti a Giacomo Serpotta dal Garstang, a
seguito di considerazioni stilistiche e del rilevamento di una data, 1678,
segnata sul cartiglio retto da un punto della parete sinistra, "con ogni
probabilità la prima importante commissione palermitana di Giacomo", forse
collaborato per il disegno architettonico da Paolo Amato.
Sempre secondo lo stesso autore l'apparato decorativo della controfacciata e
da ricondurre a Procopio Serpotta, secondo decennio del settecento, e gli
stucchi dell'arco e del presbiterio alla meta del XVIII secolo.
Descrizione
Si accede all'aula dall'antioratorio, con i due portalini d'ingresso
significati da coppie di putti e figure antropomorfe.
La decorazione
dell'aula presenta in maniera
semplificata lo schema compositivo poi adottato da Giacomo nell'oratorio di
Santa Cita.
Le grandi finestre, di cui due finte, sono incorniciate da
edicole con timpano spezzato e putti.
Su ogni parasta altri putti festanti ornano le finestre, al di sotto delle
quali stanno un angelo ed un putto abbracciati.
Sulla controfacciata, che
conserva lo scanno ligneo settecentesco dei Superiori, è la cantoria, cui
fanno da cornice due grandi angeli musici, purtroppo mutili, e putti
cantori.
Degrado
L'Oratorio versava in un pessimo stato di conservazione anche a causa del
crollo della volta, del perdurare dello stato di abbandono e
dell'irrazionale sistema di canalizzazione delle acque bianche e nere degli
edifici limitrofi.
Le decorazioni a stucco, in particolare quelle due
pareti, presentavano uno stato di degrado estremamente avanzato e
differenziato.
Un
consistente strato di deposito organico solidificato deturpava gli ornati,
le efflorescenze saline provocavano polverizzazioni diffuse con perdita di
finiture, le superfici presentavano lesioni, distacchi, e notevoli lacune.
Le decorazioni plastiche erano, inoltre, ricoperte da grossolane scialbature
di calce e caseina, interventi che, nel corso degli anni, erano stati più
volte ripetuti.
Restauro
Sono state effettuate, prima dell'inizio dei lavori, analisi petrografiche,
mineralogiche, chimiche e fisiche per la conoscenza dei materiali
costruttivi e per l'individuazione dei fattori di degrado.
L'intervento comprende le principali operazioni:
-
asportazione a pennello dei
depositi incoerenti e delle efflorescenze saline;
-
preconsolidamento degli
ornati con resine acriliche;
-
desalinizzazione con impacchi di polpa di carta
ed acqua demonizzata;
-
pulitura meccanica per la rimozione dei vari strati di
scialbo sovrapposti ad altri depositi di sostanze saline, di calcari ed ossalati;
-
consolidamento per la ricostruzione delle proprietà materiche
dello stucco;
-
riadesione di frammenti con resine;
-
ripristino strutturale di
elementi in distacco e di altri recuperati in loco, con impiego di barrette
in vetroresina e resina epossidica (bicomponente);
-
definizione delle lacune
con struccature costituite da grassello e polvere di marmo;
-
protezione
finale con cera microcristallina.
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