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La pesca del tonno ha in Sicilia origini antichissime, essendo attestata gia
in età greca e romana.
Durante la dominazione araba l'impianto di tonnare
lungo le coste siciliane era esente da autorizzazioni, mentre nel periodo
normanno l'esercizio privato della pesca del tonno venne subordinato a
concessioni regie, poiché apparteneva al demanio il litorale marittimo.
Una di queste concessioni fu data il 19 marzo 1344 dal re Ludovico di
Sicilia al "miles" Corrado de Castellis, per impiantare una tonnara alla
marina di Cinisi.
È questa l'attestazione
più antica sull'esistenza di una
tonnara sulla costa dell'Orsa.
L'origine del nome ha dato luogo a fantasiose
affermazioni sulla presenza di orsi a Cinisi ma, più verosimilmente, secondo
lo studioso Girolamo Caracausi, sembra che il nome derivi dal nome proprio
femminile "Orsa".
Il 15 maggio del 1491
il Monastero di San Martino cedette in gestione temporanea la tonnara al
palermitano Matteo La Chimia, ma la gestione dovette risultare assai
infruttuosa, forse per l'infelice posizione logistica.
Il Marchese di Villabianca, nobile erudito palermitano, la cita come una delle tonnare
sterili della Sicilia, motivo per cui restava chiusa: "Si sente della gran
pena — dice il Villabianca — a vedere i tonni molto vicini alle reti e non
poterne pescare uno".
Nonostante le
difficoltà, nel 1569, la tonnara venne ingrandita e restaurata.
Il Monastero
impegnò, infatti, una cospicua somma per dotare il complesso di ogni
attrezzatura necessaria, stipulando un contratto con dei mastri muratori
palermitani.
Ma storia di questo
complesso monumentale è caratterizzata dal costante tentativo degli uomini
di sfidare le forze della natura, di sfatare la tradizione negativa.
Gli
stessi Benedettini tentarono negli anni, con coraggiosi e reiterati
tentativi, una gestione diretta della tonnara.
L'ultimo tentativo fu
fatto nel 1789, quando padre cellerario dell'Abbazia di San Martino,
Alberigo Fardella, volle caparbiamente tentare la calata delle reti,
operazione che costo al Monastero centinaia di scudi.
Nei primi del '900,
dopo un secolo d'inattività, il cinisaro Serughetti prese in affitto la
tonnara, tentando, per l'ultima volta, di perpetuare il miracolo del mare
che da azzurro diventa rosso, crudele rito, simbolo dei colori e dei
contrasti della terra di Sicilia.
Entrando nel baglio,
da destra, possiamo vedere la serie di stanze di lavoro e la taverna;
l'edificio più grande, al piano superiore, doveva ospitare i familiari del capobarca, il rais, mentre un ponte levatoio in legno collegava il baglio
con la maestosa e imponente torre che servi come punto d'avvistamento e come
prigione benedettina.
A sinistra della torre
si staglia il locale di ricovero delle barche, il "trizzana", con gli archi
rampanti, e, in successione, la ricostruzione dell'"appendituri" ligneo,
dove venivano appesi i tonni.
Accanto all'appenditoio
abbiamo la cappella, parzialmente ricostruita, e, per ultimo, il
"ribellino", la piccola torre in corrispondenza diagonale con la grande,
squisita costruzione che consentiva, grazie alle numerose aperture e
feritoie, il completo controllo d'ogni movimento da terra.
Adiacente al torrino
di terra si può notare il sistema di raccolta delle acque, con il pozzo e le
cisterne, il lavatoio e il forno. |