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L'antica cappella di Sant'Anna

  CASTELBUONO
     L'antica cappella di Sant'Anna nel Castello dei Ventimiglia

Una descrizione di un manoscritto della metà dell'ottocento fatta dall'Arciprete Giovanni Turrisi Murgia, ci fa capire il grave stato di abbandono e degrado in cui versava il Castello dei Ventimiglia a seguito dei terremoti che dal 1819 al 1820 interessarono le Madonie.

Anche i danni riportati dal Castello furono gravissimi, crollò, infatti, gran parte dell'antico terzo piano; le successive demolizioni e gli inconsistenti interventi di ripristino hanno finito per riconfigurare un volume diverso da quello originario.

Allo stato attuale solo un'attenta lettura storico­archeologica può ridefinire e riconsegnare alla storia un patrimonio di conoscenze fino ad oggi celate e precluse a tutti.

L'ambiente più importante occultato definitivamente, perchè non più raggiungibile attraverso la comunicazione realizzata dal terzo piano del Castello, e certamente quello soprastante la stanza di secondo piano, angolo nord­est, dove e presente il soffitto ligneo con lo stemma dei Ventimiglia.

La copertura originaria dell'ambiente era a cupola emisferica e prima del terremoto doveva essere ancora integra e visibile dall'esterno, mentre ora ne rimane solo una parte della calotta ma ben conservata.

Detto ambiente e la parte superiore dell'antica Cappella di Sant'Anna, probabilmente costruita nella prima meta del XV secolo; l'antico luogo, sacro nella sua definizione architettonica, dimostra quanto fosse ancora forte la presenza bizantina e arabo­normanna nella cultura medioevale e rinascimentale dell'isola.

Questo modulo costruttivo è, infatti, utilizzato anche per altre costruzioni in Sicilia e contiene, come vedremo in seguito, valore simbolico­cosmologico e religioso.

Nella cupola di Castelbuono il tamburo è inglobato all'interno della torre e, quindi, non visibile dall'esterno.

Il raccordo tra la base quadrata e il cerchio d'imposta della cupola è realizzato attraverso un tamburo ottagonale ottenuto con la formazione, ai quattro angoli, di quattro nicchie con calotta emisferica.

Per raggiungere la forma circolare dell'imposta della cupola, vengono qui utilizzati pennacchi o pseudopennacchi in laterizio, ottenuti con la sovrapposizione di mattoni aggettanti a dentello fino al raggiungimento della curva necessaria.

La cupola emisferica, anch'essa realizzata in laterizio, si erge su un largo cornicione circolare d'imposta realizzato in cotto e variamente modanato.

Ai quattro lati sono realizzate quattro finestre in laterizio strombate all'interno e all'esterno, delle quali solo una è rimasta originale.

Due elementi nuovi ci aiutano a identificare la destinazione cultuale del luogo, oltre alla simbologia magico-religiosa legata alla quadratura del cerchio (cioè il passaggio dal quadrato al cerchio attraverso l'ottagono) e alla cupola, che da Bisanzio diventa ora la nuova tipologia di copertura per gli edifici sacri.

Il loro significato infatti, sottolineato dalla presenza di dorature, ancora in parte esistenti, per simboleggiare l'astrazione paradisiaca e dal rivestimento esterno della cupola, che è a maioliche policromate, poste secondo il modello a squama di pesce.