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Percorrendo le
Madonie, lungo quel sali-e-scendi a cui il paesaggio amabilmente ci abitua,
accade spesso di sollevare lo sguardo, attratti da una luce brillante e
colorata, proveniente dalle sommità di una torre campanaria.
È l'effetto
prodotto, nelle giornate di sole, verso mezzogiorno, dalle tante guglie
maiolicate, che costituiscono, ormai, una vera e propria via dell'arte e
della spiritualità.
A cuspide o a bulbo, hanno rappresentato da sempre un
vanto per le comunità.
Non tutte, purtroppo,
hanno resistito alle aggressioni del tempo; alcune sono definitivamente
crollate, altre durano un po' a fatica.
Una buona parte sono maiolicate,
rivestite cioè di mattoni policromi che assolvono ad una doppia funzione,
estetica e protettiva.
Si tratta di mattoni a forma di cuneo, smaltati solo
nella parte esterna visibile, sempre arrotondata, che, accostati,
sovrapposti e composti, realizzano precisi motivi decorativi,
prevalentemente di ordine geometrico.
C'e un'eccezione nelle
Madonie, ed è quella della Chiesa del Santissimo Crocifisso di Castelbuono,
la cui torre campanaria si conclude con una cupoletta a bulbo, ricoperta di
mattoni piatti di vari colori.
La costruzione risale alla fine del '700 o ai
primissimi dell'800, e richiede oggi un urgentissimo intervento di restauro,
che dopo l'iniziativa di Salvalarte Madonie dello scorso marzo, è
stato attivato e finanziato dalla Soprintendenza di Palermo.
Tutta la chiesa
— non solo la torre — versa in stato di precarietà strutturale, ma, in questa
occasione, va sottolineata la necessità di salvaguardare quel manto ceramico
a scaglia di pesce, che — possiamo ipotizzare — facesse il paio con la
cupola della Matrice Nuova, poco distante, anch'essa rivestita con la stessa
tipologia di mattoni e crollata in seguito al terremoto del 1819.
Spostandosi ad
Isnello, occorre salutare con favore la ripresa del cantiere nella Chiesa di
Santa Maria Maggiore, la cui guglia secentesca ha però subito, quattro anni
fa, un inqualificabile restauro, che ne ha compromesso tutti i mattoni
policromi a cuneo.
Bisognerà, pertanto, immaginare un intervento specifico,
nel tentativo di ripristinare l'antico sapore del rivestimento maiolicato.
Molto preoccupante è
pure lo stato delle guglie di Santa Maria di Loreto a Petralia Soprana.
In
questo caso, l'intervento potrebbe concentrarsi solo sulle cuspidi
(economicamente quindi meno oneroso), risalenti a periodi diversi.
La più
antica è a destra per chi guarda il prospetto barocco; la copertura
maiolicata, con i tipici mattoni a cuneo, venne realizzata nello stazzone
di Pietro Cellino "della terra di Collesano" nel 1730.
Richiede, però, un
intervento immediato la guglia di sinistra, costruita nel 1850 a spese del
barone Giuseppe Antonio Sgadari, attualmente incapsulata in una gabbia di
legno, essendo a rischio crollo.
La cuspide ha gia
passato il suo secondo inverno in questa condizione, che consente soltanto
una ridotta aerazione della struttura, oltre a privare territorio di uno dei
suoi punti di riferimento più caratteristici, una sorta di faro di
orientamento nel paesaggio montano.
I mattoni policromi sono quelli a cuneo,
e ne occorrono dai tre ai quattromila per comporre l'intero rivestimento.
Da Petralia Soprana
andiamo a San Mauro Castelverde.
Interessantissima la copertura maiolicata
della guglia o più esattamente cupola – è difficile trovare, in questo caso,
la giusta definizione – della Chiesa dedicata a San Mauro, coprotettore del
paese.
Se ne fa risalire l'origine alla prima meta del XVII secolo, ed
è,
per la sua particolare forma a bulbi sovrapposti, una significativa
testimonianza dell'influenza dell'architettura religiosa islamica in
Sicilia.
Splendida, per
l'eleganza dei suoi motivi decorativi, è pure la guglia della Chiesa del
Santissimo Salvatore a Gangi, risalente probabilmente a meta settecento.
La
policromia è resa dai mattoni a cuneo, che è possibile ipotizzare siano di
provenienza locale.
È, infatti, documentata l'esistenza di uno stazzone con
fornace nella contrada di Gangivecchio.
Da segnalare anche la cuspide
maiolicata della chiesa di San Cataldo.
Troviamo ben due
guglie maiolicate pure a Geraci Siculo: in piazza, sulla torre della Chiesa
Madre, risalente al 1844, e, distante poche centinaia di passi, nella Chiesa
di Santo Stefano.
Ancora una volta i mattoni policromi sono a cuneo,
meravigliosamente integrati nel paesaggio e gia documentati all'inizio del XVII secolo.
Collesano, la capitale della ceramica, nelle Madonie
e nella provincia di
Palermo, ha nella guglia di Santa Maria la Vecchia un forte motivo
d'attrazione.
Un dubbio intervento
di restauro, o di ristrutturazione, l'ha privata del vertice della cuspide,
che risulta quindi, attualmente, tronca.
Va ricordato che la guglia di Santa
Maria nasce come copertura di un'altra Chiesa collesanese, San Giovanni,
crollata nel 1932, a quel periodo si deve trasferimento.
La realizzazione e
certamente attribuibile ad artigiani locali, le cui fornaci, a Collesano, si
accendono, numerose, a partire gia dall'epoca medievale. |