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I resti di alcune
fornaci di Patti Marina costituiscono l'ultima preziosa testimonianza di un
esempio di archeologia industriale che sta inesorabilmente per scomparire.
E questo nonostante Patti vanti una tradizione antichissima nell'arte della
ceramica e può, a pieno titolo, essere considerato il centro che in passato
ebbe la più importante produzione ceramica nella zona nord-orientale della
Sicilia.
Una fama conquistata
per i caratteri che la contraddistinsero e cioè l'originalità delle
tipologie vascolari, la continuità nel tempo e la sorprendente quantità dei
manufatti pattesi, con la capillare ed estesa distribuzione di tali prodotti
commerciali nei paesi che si affacciano sul Mediterraneo centrale.
Per quanto riguarda il
tipo di produzione, a Patti si lavoravano principalmente oggetti impiegati
diffusamente nell'uso quotidiano ed in ambito popolare come "piatti", "pignate",
"burnìe", anfore, stampi, tegami e laterizi e fu proprio l'ingente
produzione di pentole a fornire la maggior fama alle fornaci pattesi.
Queste ultime erano
diffuse soprattutto nella Marina dove si erano avute a disposizione spazi
adeguati ed ampie aree per stendere le "pignate" in attesa della cottura e,
nello stesso tempo, sviluppandosi anche lungo il litorale si aveva la
possibilità di imbarcare la merce sui velieri evitando faticosi e lunghi
tragitti.
La produzione entra in
crisi subito dopo il dopoguerra.
Dagli anni sessanta il quartiere viene
gradualmente trasformato eliminando, man mano, i caratteristici forni e
magazzini.
L'ultima fornace ormai
rimasta nel centro abitato di Patti Marina si trova in via Pacini e si
presenta in grave stato di degrado, ma che conserva, all'interno, quasi
intatta l'architettura dei forni, che si disponevano su due piani secondo le
vane fasi della cottura.
La fornace costituisce
un tutt'uno con un fabbricato attiguo, un vecchio Magazzino di grandi
dimensioni, che veniva utilizzato per la conservazione e lo stoccaggio dei
manufatti.
La fornace è stata
sottoposta a vincolo dalla sezione etnoantropologica della Soprintendenza
di Messina nel 1984, ma, da allora, non è stato posto in essere alcun
intervento di restauro.
L'immobile rischia di sgretolarsi lentamente,
seppellendo con sé una preziosa memoria storica che da qui a poco cadrà
inesorabilmente nell'oblio.
L'Amministrazione
Comunale di Patti qualche anno addietro ha avanzato istanza all'Assessorato
regionale dei Beni culturali per l'acquisizione dell'immobile, con
l'obiettivo di realizzarne il Museo della ceramica pattese, senza avere
avuto, ad oggi, alcun esito per l'esiguità dei fondi regionali.
All'interno del Museo,
restaurata la tipica struttura della fornace ancora esistente, si potrebbe
creare un percorso didattico sulle tecniche, gli usi, i costumi legati alla
lavorazione dell'argilla e una sezione relativa al materiale iconografico,
archivistico e oggettuale ancora esistente.
Potrebbe, inoltre,
avere la propria naturale collocazione la splendida collezione di circa
settecento pezzi di ceramica attese, costituita da almeno una cinquantina di
forme vascolari, che l’amministrazione comunale ha acquistato da poco e che,
attualmente, si trova impropriamente in un locale piccolo e angusto, che non
valorizza adeguatamente i preziosi reperti. |