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Ai piedi della collina
dove sorgeva il Castello Matagrifone, vi è il Monte di Pietà, con accesso da
un manieristico portale a bugne da via XXIV Maggio, l'antica via dei
Monasteri.
Ilprimo nucleo del Monte, iniziato nel 1581 e ultimato nei primi
anni del '600, fu costruito a spese dell'Arciconfraternita di Santa Maria
della Pietà, conosciuta col titolo degli Azzurri per il colore del mantello,
con lo scopo di aiutare i poveri e i bisognosi con prestiti su pegno con
basso tasso d'interessi.
Nel 1616, su progetto
dell'architetto gesuita Natale Masuccio, iniziarono i lavori di costruzione,
ultimati alcuni anni dopo, dell'attuale Monte di Pietà.
Alle spalle del
palazzo vi è un ampio cortile ed un'elegante scalinata, con una statua
raffigurante l'Abbondanza opera di Ignazio Buceti, d'accesso al sagrato
della più antica Chiesa di Santa Maria della Pietà, di cui rimangono la
parte inferiore del prospetto e parte della cripta.
La Chiesa fu costruita
sui ruderi dell'antica Chiesa di San Basilio, donata agli Azzurri dal clero
Basiliano.
Da via Santa Pelagia si arriva in piazza Basicò.
Ha una forma
semicircolare, con al centro l'ottocentesca fontana Falconieri, dal nome del
suo progettista Carlo Falconieri.
La fontana è a pianta
ottagonale, fu collocata nella piazza Ferdinanda od Ottagona, oggi Filippo
Juvara, dopo il terremoto del 1908 fu depositata al Museo di Messina e nel
1957 rimontata nella piazza Basicò.
Alla fine della breve
via delle Carceri, sulla sinistra salendo, in un ampio cortile privato, sono
visibili consistenti resti delle mura della città, fatte costruire
dall'Imperatore spagnolo Carlo V.
Da via delle Carceri, si accede nell'area
occupata un tempo dal Castello Matagrifone, da un imponente portale bugnato
con mascherone.
Sulle bugne graffiti
di varie epoche, probabilmente fatti dai parenti dei detenuti, fra cui nomi,
croci, figure geometriche, date, segni scaramantici; all'interno, a destra,
sottostanti la strada di circonvallazione, ci sono ampie stanze in muratura
e pietrame con le volte a botte, nei secoli passati adibiti a carcere, ad
est alcune pareti di tamponamento probabilmente chiudono altre stanze o
altro.
Dalla strada di
circonvallazione si accede alla parte sommitale del colle di Rocca Guelfonia,
dove è stato costruito nel 1937, demoliti i cospicui avanzi della fortezza,
Sacrario di Cristo Re, progettato dall'ing. Giuseppe Barbaro come sepolcro
monumentale dei caduti in guerra.
A sud-est del Sacrario c'e la torre
merlata sulla cui sommità una grande struttura in ferro sostiene il campanone di Cristo Re.
L'imponente torre,
rimaneggiata durante la ricostruzione postterremoto, è la sola torre
superstite del Castello Matagrifone.
Quando Riccardo I, Duca di Normandia e
re d'Inghilterra, meglio noto col soprannome di Cuor di Leone, si trovò a
Messina dal settembre del 1190 all'aprile del 1191, prima di proseguire per
la Terra Santa durante la terza crociata, nella città erano ancora
potentissimi i greci che angariavano i messinesi (latini).
Malvisti da
Riccardo i greci vennero osteggiati e durante il suo soggiorno messinese, il
Re riuscì a fiaccarne l'orgoglio facendo costruire, sulle alture della
città, un'imponente fortezza, dominatrice ed intimidatrice dei greci.
Non a caso, il Castello
ebbe il nome di "Matagriffone" (oggi Sacrario di Cristo Re), che deriva da
"Mata", dal latino "mateare" (ammazzare), mentre "grifoni" erano detti, nel
Medio Evo e specialmente nella città di Messina, i greci.
Si dovette trattare,
in ogni modo, di una ristrutturazione integrale ed ampliamento, poiché la
fortezza, d'ignota fondazione, anche se di poco posteriore all'epoca greca –
giacche Polibio riferisce che da essa i Mamertini scacciarono il pretore cartaginese – fu restaurata dai Normanni.
Semidistrutto dal terremoto del
1908, il Castello era inteso anche con il nome di "Rocca Guelfonia",
derivando da "castello del re guelfo" e, vale a dire, di Riccardo I.
La torre superstite è
a pianta ottagonale, dove fu tenuto prigioniero, nel 1284, Carlo D'Angiò
detto "lo Zoppo", catturato dall'Ammiraglio Ruggero da Lauria durante una
battaglia navale nel golfo di Napoli, prima che venisse trasferito in
Spagna.
Nel 1440, come ricorda
una lastra, mancante della parte centrale ed inserita nel lato ad est, fu
restaurata.
Sulla copertura, l'11 agosto 1935, fu collocato il "campanone"
fuso con il bronzo dei cannoni nemici della guerra del 1915-18 che, con
un'altezza di 2.80 m. ed un peso di 130 quintali, e la più grande campana
d'Italia.
Sia la cripta di Santa Maria della Pietà, le mura cinquecentesche,
il portale bugnato delle carceri, le strutture dell'antico Castello di Rocca Guelfonia, nonché la torre ottagonale, hanno una grande importanza sia sotto
l'aspetto storico che culturale.
Il loro recupero,
restauro e fruizione arricchirebbe senz'altro il patrimonio, notoriamente
esiguo, della città di Messina, con indubbi vantaggi socioculturali e
turistici.
I locali, una volta recuperati, possono essere utilizzati per
attività museali. |