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Il Castello Gallego

  SANT'AGATA DI MILITELLO
     Il Castello Gallego

In uno dei più bei romanzi di Vincenzo Consolo, "Il sorriso dell'ignoto marinaio", il Castello Gallego era "Il carcere", in cui furono rinchiusi i rivoltosi di Alcara, e la sua forma a chiocciola era la metafora della storia che dal profondo viene.

"... fatto è che quel Castello, passato col tempo dai Gallego ai Maniforti, non possiede scale o scaloni in verticale, linee ritte, spigoli, angoli o quadrati, tutto si svolge in cerchio, in volute, in seni e avvolgimenti, scale saloni torri terrazzini corte magazzini.
È la fantasia più fantastica di tutte si trova dispiegata in quel catojo profondo, ipogeo, sènia, imbuto torto, solfara a giravolta, che fa quasi da specchio, da faccia arrovesciata del corpo principale del Castello sotto cui si spiega, il carcere: immensa chiocciola con la bocca in alto e l'apice in fondo, nel bujo e putridume...
Ma ora noi leggiamo questa chiocciola per doveroso compito, con amarezza e insieme con speranza, nel senso di interpretare questi segni loquenti sopra il muro d'antica pena e quindi di riurto: conoscere com'è la storia che vorticando dal profondo viene; immaginare anche quella che si farci nell'avvenire".

La Storia del castello
Il Castello di Sant'Agata sorge su un'altura rocciosa, guardando da un lato l'antico centro cittadino e dall'altro un suggestivo arco di costa, dove lo sguardo spazia dalla rocca di Cefalii al promontorio di Capo d'Orlando, passando dall'arcipelago delle Eolie.

Il possente edificio dalle severe linee architettoniche è la testimonianza di diverse fasi edilizie, attuate, con il passare del tempo, per rispondere alle varie esigenze d'uso.

La parte più antica del Castello è costituita da una torre di forma cilindrica, eretta intorno al XIV secolo per volontà dei regnanti aragonesi, che promossero la realizzazione di presidi costieri sorvegliati da militi.

Alla fine del XV secolo e nella prima meta del successivo, l'edificio divenne proprietà dei baroni Rosso di Cerami e Militello.

Allorché i viceré spagnoli, della seconda meta del '500, incaricarono l'architetto regio Camillo Camilliani di fare la ricognizione dei litorali, la torre fu giudicata insufficiente.

Fu, quindi, accorpata una seconda torre, formando cosi un piccolo forte.

I Gallego, famiglia d'origine aragonese, avuta la baronia nel 1573, rivolsero ad esso una particolare attenzione: infatti, il 12 aprile 1628 don Vincenzo Gallego ottenne la "licentia fabricandi" per costruire, accanto alle torri, un palazzo in cui, insigniti del titolo di Principe ed abbandonato Militello, verranno a risiedere i suoi successori.

Nel 1658 il figlio Luigi, con la "Licentia populandi", potè trasferire alcune famiglie perchè ingrandissero il piccolo borgo marinaro.

Il palazzo e la cappella saranno, comunque, ultimati nel XVIII secolo.

Nel 1821 l'ultimo erede dei Gallego cedette titolo e beni al Principe Lanza di Trabia, che trasformò il Castello in un'azienda agricola in cui confluivano i prodotti provenienti dal feudo e sorvegliato per suo conto da un amministratore locale.

Nell'ultimo secolo vari passaggi di proprietà e diverse utilizzazioni hanno caratterizzato il Castello fin quando, in condizioni di grave degrado, nel 1991 fu acquistato dal Comune di Sant'Agata.

La struttura
Dal solenne androne d'accesso, difeso in passato da un ponte levatoio, si può accedere all'ampia corte del palazzo di forma quadrata, ornata al centro da una piccola vasca e da quattro platani centenari.

Al piano terra si affacciano: la sala della guardia, fondaco della carrozza, la scuderia, gli alloggi della servitù e le antiche prigioni che attestano il privilegio che avevano i principi Gallego di amministrare in proprio la giustizia criminale.

Risalendo una scala a chiocciola in solida pietra e sormontata dallo stemma dei Lancia, si raggiunge il piano superiore dove si trovano gli ambienti della nobile residenza, i saloni di ricevimento, i soggiorni, giardino pensile, le cucine e le stanze più riservate del palazzo principesco.

Alcuni balconi affacciano sui terrazzi settentrionali, un tempo armati d'artiglierie per contrastare le incursioni dal mare dei pirati barbareschi.

Annessa al Castello vi è la cappella del palazzo da dove, affacciandosi da una finestrella comunicante con gli ambienti dell'abitazione, i principi Gallego potevano assistere, non visti, alle funzioni religiose.

La Chiesa, da poco restaurata, ha un ingresso che prospetta sulla piazza ed al suo interno vi sono tele e statue lignee dei secoli XVIII e XIX.