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Piccolo comune del
Parco dell'Etna, Ragalna, ha un territorio che presenta molteplici paesaggi
in relazione alla morfologia delle formazioni vulcaniche, alla vegetazione,
fortemente condizionata dall'altitudine, ed alla secolare utilizzazione
agricola del territorio da parte dell'uomo.
Già nel medioevo si ha testimonianza della presenza di terreni coltivati a
vigneto, ma è fra il '700 e 1'800 che si diffonde e si organizza la
produzione di vino.
Molti
terreni sono bonificati dalle pietre, si costruiscono imponenti muri di
terrazzamento per creare estensioni pianeggianti da coltivare, si edificano
grandi masserie con al loro interno palmenti e cantine, per la pigiatura e
spremitura delle uve e per la conservazione del vino, ma anche case
padronali, spesso usate per la villeggiatura estiva, ed alloggi per i massari, i braccianti che lavoravano le terre.
Oggi, purtroppo, la
viticoltura è quasi scomparsa, nonostante Ragalna sia compresa all'interno
della zona per la produzione di vini Etna Doc.
Molti dei terreni un tempo
coltivati sono stati occupati da nuove costruzioni.
Tuttavia, rimangono
ampie aree che mantengono l'originario carattere rurale.
La più importante ed
estesa e la contrada Canfarella che, pur in precarie condizioni, conserva
importanti testimonianze: un'antica trazzera ed un tratto di una delle
vie
dei bordonari (percorsi utilizzati per il trasporto di merci a dorso di mulo
che attraversavano l'intera Sicilia); una cisterna interrata ad uso
pubblico; la Chiesa Canfarella, uno dei più antichi luoghi di culto del
territorio, ancora di proprietà privata e quasi completamente demolita;
numerose grandi masserie (fra cui la Masseria Strano da anni utilizzata come
ovile e solo di recente messa sotto tutela dalla Soprintendenza di Catania);
palmenti e case contadine, spesso esposti a vandalismo e furti.
E, purtroppo, tale
porzione di territorio non neanche adeguatamente tutelata da un punto di
vista ambientale e paesistico, anzi, sono già in fase di realizzazione due
lottizzazioni per edilizia convenzionata, di recente approvate
dall'Assessorato regionale al Territorio, in variante al Piano Regolatore ed
altri nefasti interventi si profilano all'orizzonte: il Comune intende
realizzare una strada asfaltata di dieci metri di larghezza che dovrebbe
distruggere la via Capitolo, una trazzera che conserva i muri di recinzione
ed il selciato in pietra lavica, e, come se non bastasse, il nuovo Piano
Regolatore prevede di rendere edificabile una fascia di territorio (prima
considerato zona agricola protetta) per 100 metri a destra e a sinistra
della via Canfarella, che attraversa la Contrada in tutta la sua estensione.
Tali interventi
rappresentano un grave errore di valutazione delle potenzialità del
territorio, rischiano di trasformare la Contrada Canfarella in una banale
periferia e di compromettere le prospettive per un suo recupero futuro.
Le aree un tempo
coltivate non dovrebbero essere edificate ma destinate ad ampliare gli
impianti di vigneti Doc, alle attività di fruizione nell'ambito degli
itinerari culturali ed enogastronomici.
Salvalarte Sicilia vuole ribadire
l'importanza del territorio e del paesaggio come beni culturali, che
rappresentano l'identità della comunità e che, come tali, vanno tutelati e
posti al centro delle strategie di sviluppo.
È urgente un'azione
della Soprintendenza di Catania e dell'Assessorato regionale dei Beni
culturali per impedire gli interventi che rischiano di alterare
irrimediabilmente il contesto rurale della contrada Canfarella e che
renderebbero vana qualsiasi pianificazione paesistica successiva.
Più in generale urgono
strategie di salvaguardia e pianificazione per l'intero edificio vulcanico
etneo, cosi come individuato nelle Linee guida del Piano paesistico
regionale ed andrebbero anche riviste le "procedure semplificate" che
consentono di approvare varianti ai Piani Regolatori senza che queste siano
rese pubbliche (impedendo la presentazione d'osservazioni da parte dei
cittadini) e senza che Consiglio Regionale per l'Urbanistica o le
Soprintendenze esprimano pareri di merito sulle aree prescelte.
Soprattutto a livello
locale è necessaria una presa di coscienza dell'importanza del patrimonio
rurale e del paesaggio che, oltre a rappresentare una testimonianza del
lavoro degli uomini dei secoli passati, costituiscono una risorsa per lo
sviluppo delle attività di fruizione ambientale e culturale,
dell'agriturismo, dell'agricoltura di qualità. |