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Il barocco tra le vie della città

  CALTAGIRONE
     Il barocco tra le vie della città

Il barocco è spettacolo o, meglio, spettacolarizzazione della natura che assume gli aspetti più vari tendendo al fantastico.

Il viaggiatore che giunge a Caltagirone coglie immediatamente gli elementi barocchi che caratterizzano la ricostruzione dopo terremoto del 1693.

Cosi, passeggiando per Caltagirone, le strade strette medioevali, i "carruggi" di ligure memoria, si aprono quasi per magia sulla facciata scolpita di una chiesa o sul portone di un palazzo ridondante di begli intagli con i suoi balconi sorretti da animali mitologici, mostri e guerrieri.

La luce del sole, cambiando i colori delle pietre ad ogni ora, rende vive le figure che sembrano muoversi a rappresentare storie antiche.

Il centro storico è molto vasto e si diparte dai quartieri medioevali arroccati attorno al castello per giungere alla città rinascimentale.

Nel corso del '600, ed ancor più dopo terremoto del 1693, sorsero chiese e palazzi barocchi dando a Caltagirone la connotazione urbanistica che riscontriamo oggi.

Il percorso che, più degli altri, è significativo dello spirito barocco che tende all'effetto fantastico e privilegia l'immaginazione, e quello del nuovo asse viario che coincide con l'attuale via Roma, dipartendosi dal Teatrino, passando per il Tondo Vecchio e giungendo, attraverso il Ponte di San Francesco, sulla scala di Maria Santissima del Monte.

Tale percorso è stato pensato per offrire ai viandanti lo spettacolo della natura forte ed imponente.

Cosi, se dal Teatrino si coglie appieno l'Etna, dal Tondo Vecchio lo sguardo spazia verso il mare, e la montagna ed il mare divengono momenti dello stesso spettacolo, che nei monumenti trova le quinte ed il palcoscenico.

Il Teatrino fu edificato nel 1792 dall'Architetto Natale Bonajuto, siracusano, al cui ingegno sono legati importanti edifici pubblici e religiosi della città barocca quali il Carcere Borbonico ed il Monte di Prestamo.

Il Teatrino fu edificato lungo un fianco della Selva dei Paolotti, Ii dove qualche decennio più tardi sarebbe sorto, per volere di Ferdinando II che invia maestranze ed essenze arboree da Caserta, il Giardino Pubblico.

La posizione è significativa poiché attesta la volontà dell'Amministrazione comunale di uscire dall'angustia delle vecchie mura per appropriarsi di spazi che dessero l'illusione di una città senza confini.

Un sistema di scale e sedili rivestiti di ceramica policroma conduce ad una loggia formata da tre arcate.

Lo spettacolo che si godeva era fantastico spaziando l'occhio per tutta la piana fino all'Etna.

Procedendo verso il centro della città, nella seconda meta del '700 era stato edificato il Tondo Vecchio su progetto dell'Architetto Francesco Battaglia, perchè i Calatini, per dirla con le parole di Antonino Guerriero ("Una passeggiata archeologica", Caltagirone 1894)

"vi posassero le stanche membra deliziati al prospetto delle valli sottostanti delle montagne che le incoronano degradanti e di una lontana striscia del mare africano".

Anche il Tondo Vecchio è un sedile che si rivolge allo scenario opposto rispetto a quello del Teatrino: lì lo spettacolo è il Vulcano, qui il mare.

La costruzione fu pensata come monumento d'ingresso della Regia Via Carolina in onore della Regina di Napoli e Sicilia, moglie di Ferdinando III.

Il monumento che oggi ammiriamo è il risultato di rimaneggiamenti avvenuti nel 1890 in seguito all'abbassamento ed all'allargamento della sede viaria.

In quell'occasione il monumento fu demolito nella parte sinistra ed elevato nella parte destra trasformandosi da "tondo" in una sorta di teatro greco.

Si cancellarono, cosi, in ossequio all'unita d'Italia, i piloni che ricordavano la dedica della strada.

La parte originale del manufatto mostra pietre logorate dal tempo nelle quali si possono ancora scorgere gli stemmi di Caltagirone e la Trinacria del Regno di Sicilia.

Al centro manca lo stemma borbonico.

IlTondo Vecchio è oggetto di particolare interesse di Legambiente che, con Salvalarte Sicilia, si propone di restaurarlo per tramandare una pagina importante della storia della città per troppo tempo obliata.

Proseguendo lungo la via Carolina (oggi via Roma), si attraversa il Ponte di San Francesco, edificato nel 1666 dall'architetto romano Orazio Torriani per collegare alla città il colle di San Francesco ed ampliato nel 1776 per creare collegamento con la via Carolina.

Il ponte è anch'esso un palco che, sovrastando l'abitato, permette la visione dell'intera città.

Proseguendo, attraversate le piazze, il percorso sale lungo la Scala di Maria Santissima del Monte, dalla cui sommità si abbraccia tutta la città perdendosi lo sguardo verso l'Etna.

La scala, costruita nel 1606 su progetto dell'architetto palermitano Giuseppe Giacalone, fu trasformata nel 1844 dal calatino architetto Salvatore Marino e nel 1956 assunse l'aspetto attuale con il rivestimento di ceramiche policrome progettato da Antonino Ragona.