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L'architetto Gian
Battista Nicastro, progettò il cimitero del Paradiso nel 1866, interpretando
pienamente lo spirito della cultura dell'epoca, sintetizzando da una parte
il forte legame di continuità fra la città dei vivi e quella dei morti e
dall'altra le esigenze di natura igienico sanitaria che imponevano una
sepoltura lontana dal centro abitato.
Il suo perimetro era
delimitato da un muro di cinta smussato agli angoli, attraversato da
aperture che consentivano una sorta di permeabilità visiva, che, pur
delimitando spazi separati, consentivano una continuità ottica e rendevano
"fragile" questa barriera fra la vita e la morte.
Il muro di cinta
forato rappresenta un'intelligente ed acuta intuizione dell'architetto,
costituendo esso stesso un'opera d'arte.
Il cimitero ha una forma
planimetrica a croce bizantina e si sviluppava su due livelli, di cui uno
seminterrato.
Molta cura fu
riservata alla scelta dei materiali, l'architetto evidenziò una profonda
conoscenza dei materiali del luogo, amalgamandoli con gusto e competenza.
Nel 1931 il cimitero fu dichiarato "Monumento Nazionale".
Nel 1965 fu conferito
incarico all'arch. Ugo Tarchi di redigere il progetto di completamento, ma
la sua proposta non ebbe sorte migliore rispetto a quella dell'architetto
Fragapane.
Nel 1972, dopo la
realizzazione della parte mancante del braccio orientale in perfetto "stile
Nicastro", l'architetto Giambattista Nicastro Jr., nipote omonimo, propose
un suo progetto di completamento della Chiesa del Paradiso.
Anche questa volta le polemiche
suscitate fecero sì che questa proposta progettuale fosse abbandonata.
Purtroppo, i tempi
lunghi dei dibattiti e dei confronti mal si conciliano con i tempi degli
agenti atmosferici.
A tutto ciò si associa il sisma del 1990, per far sì che
le condizioni del cimitero monumentale del paradiso diventino sempre più
precarie ed insostenibili.
Se non si procederà
tempestivamente al restauro, si corre rischio di perdere definitivamente una
testimonianza architettonica e culturale unica. |