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Il Museo illustra
attraverso reperti ceramici, bronzei e numismatici, la storia di Gela antica
e del territorio ad essa connesso, dall'età preistorica all'età
medievale.
Gela fu la prima colonia rodio-cretese fondata in Sicilia, secondo
Tucidide, nel 689-688 a.C..
La città divenne ben presto una delle più
importanti dell'isola fino a rivaleggiare con la stessa Siracusa.
Le sue mire
espansionistiche per il controllo del territorio la portarono a fondare, nel
581 a.C., Akragas (Agrigento) e successivamente ad estendere il proprio
dominio fino allo Stretto di Messina.
Dopo la metà del V
sec. iniziò il suo declino.
Nel 405 a.C. fu conquistata e distrutta dai Cartaginesi.
Ricostruita nel IV sec. a.C., fu successivamente oggetto di
attacchi da parte di Siracusa, fin quando tra i1285 e il 282 a.C. fu
distrutta dal tiranno agrigentino Phintias, che trasferì i suoi abitanti
presso Licata, dove nacque una nuova città chiamata Phintiade.
Il nucleo più antico
dei reperti è costituito dalle collezioni Navarra e Nocera.
La prima
comprende un cospicuo numero di vasi corinzi ed attici a figure nere e a
figure rosse, provenienti dagli scavi clandestini delle necropoli e raccolti
alla fine dell'ottocento dal barone Giuseppe Navarra.
Si tratta di opere di
grandi ceramografi (decoratori di oggetti in terracotta) attici giunte a
Gela con navi mercantili.
Il relitto di una di queste imbarcazioni
è stato
ritrovato di fronte alla costa ed ha consentito di ricavare dati
fondamentali per lo studio dell'architettura navale antica e dei traffici
commerciali che l'antica colonia intratteneva con le altre città della
Grecia. |