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Nonostante il diffuso
degrado, molte zolfare siciliane costituiscono ancora un patrimonio storico,
culturale ed ambientale d'indubbio fascino e meritano sicuramente di essere
tutelate, ovviamente non più al fine di un impossibile rinnovo dell'attività
produttiva connessa all'estrazione dello zolfo, ma in quanto luoghi
fondamentali per il mantenimento di un'irripetibile vicenda storica, che ha
lasciato indimenticabile traccia di sé nella letteratura, nella storia
dell'architettura, nella pittura, nella cinematografia, nel costume e nella
cultura italiana.
Un primo tentativo di
superare la politica dei vincoli "passivi", come quelli della Legge n.
1089/39, rappresentato dalla legge regionale n. 17/1991, istitutiva
dell'Ente Parco Floristella–Grottacalda nella provincia di Enna, e dei Musei
delle miniere Trabia-Tallarita, La Grasta, Gessolungo in provincia di
Caltanissetta e Cozzo Disi e Ciavolotta in provincia di Agrigento.
Ancora oggi, però, la
legge resta in gran parte inapplicata, i musei sono istituiti solo sulla
carta, i siti minerari individuati restano spesso abbandonati e la loro
effettiva gestione paralizzata dal groviglio delle competenze e dal
disinteresse di molti.
A dispetto di questa
realtà sconfortante, non c'e dubbio, che essi si trovano tutti in un
territorio molto suggestivo dal punto di vista ambientale e molti conservano
ancora testimonianze architettoniche e di archeologia industriale che,
seppur in cattive condizioni e spesso prive irresponsabilmente di vincoli
specifici di tutela, conservano ancora un valore storico indiscusso ed una
bellezza affascinante e selvaggia.
Inoltre, negli ultimi
anni, è cresciuta un'attenzione culturale, su questi siti, per i quali sono
stati elaborati progetti e finanziati interventi di recupero e
conservazione.
Oggi, l'esigenza fondamentale
è quella di mettere in rete e
trasformare in distretto culturale attivo una progettualità diffusa, capace
di tornare a far vivere un patrimonio che ha perduto le sue originarie
destinazioni d'uso.
Salvalarte Sicilia
pensa ad una legge regionale che, prendendo le mosse dall'esperienza del
Parco geominerario della Sardegna e, quindi, dal necessario rapporto con
L'UNESCO, coniughi le necessarie istanze di tutela dell'archeologia
industriale mineraria, con la salvaguardia dell'ambiente naturale e con la
promozione nei territori del Parco di un nuovo modello di sviluppo
sostenibile e compatibile con i valori da conservare.
Occorre, quindi,
operare concretamente per delimitare i territori da tutelare e dare
unitarietà di gestione agli interventi individuati, fornendo la necessaria
dotazione finanziaria e l'autorevolezza tecnico-scientifica, che assicuri il
coordinamento delle tante iniziative apprezzabili che, in modo disordinato e
caotico, si stanno moltiplicando in tutte le province minerarie della
Sicilia.
Mettere in sicurezza e
vincolare in modo adeguato i siti minerari più importanti, lavorare con gli
enti locali per la riabilitazione agli usi compatibili ed al risanamento
conservativo delle strutture minerarie industriali e civili e dell'ambiente
circostante, sono le condizioni preliminari per valorizzare la realtà
sociale, culturale, antropologica ed ambientale in cui si è sviluppata la
civiltà solfifera.
Tutto questo, lo
ribadiamo, potrebbe iniziare con la convocazione di un incontro del
Distretto culturale delle zolfare siciliane, nel quale discutere e firmare
una Carta d'intenti per la tutela e la valorizzazione di questo patrimonio,
sul modello della Carta di Cagliari. |