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SANTO STFEFANO DI CAMASTRA

  SANTO STEFANO DI CAMASTRA
     Acqua, terra e fuoco: la produzione ceramica nella storia della città

La produzione stefanese di manufatti di terracotta risale ai priori anni del secolo XVIII, epoca in cui è attestata la presenza di "stazzunari" specializzati nella lavorazione di prodotti fittili.

Nello stesso periodo, don Michele Armao, "Governatore della terra di Santo Stefano", affidò ad un certo mastro Domenico Lo Presto l’incarico di realizzare cento giare stagnate per la conservazione dell'olio e questi, trasferitosi nella cittadina da Sant'Agata di Militello vi impiantò la prima fabbrica specializzata nella tecnica dell'invetriatura.

Nella seconda metà del secolo le nascenti fabbriche locali ricevettero da maestri ceramisti provenienti da Caltagirone, Barcellona e Patti un notevole apporto d'esperienza che andò ad aggiungersi alla già consolidata tradizione ceramica del luogo.

La tecnica di produzione registrò un notevole miglioramento nel XIX secolo trasformandosi da artigianale in industriale.

Anche i motivi decorativi si raffinarono diventando più complessi e sviluppandosi su quattro o otto moduli.

La decorazione delle mattonelle venne resa più semplice grazie all'uso della "mascherina", anche se ogni mattone veniva poi rifinito a mano.

Nella seconda metà dell'800 la produzione Armao aveva raggiunto livelli notevoli sia nella quantità che nella qualità della realizzazione di mattoni maiolicati che da Palermo venivano esportati nel Nord Africa, dove ancora oggi fanno bella mostra di sé in alcuni pannelli parietali dei palazzi nobiliari o dei porticati di moschee a Tunisi, in Algeria e in Turchia.

L'esempio dato da Armao con le sue innovazioni fu seguito da altre ceramisti che diedero vita a nuove fabbriche le quali producevano, oltre a mattoni maiolicati di gran pregio, anche vasi, brocche, giare e i cosiddetti "fangotti" piatti utilizzati in origine per asciugare le conserve di pomodori.

Nel XX secolo le fabbriche stefanesi fino ad allora assai fiorenti subirono un declino e raggiunsero una totale stasi nell'immediato dopoguerra. I primi segnali di ripresa si sono avuti in seguito all'apertura della strada Statale 113 con la nascita di nuove botteghe dislocate lungo il suo percorso, rispondente allo scopo di offrire al turista manufatti tipici del luogo.

Oggi grazie all'iniziativa di molti artigiani locali, i quali hanno ripreso la produzione di mattonelle maeolicate riproponendo tecniche e motivi decorativi del passato, si assiste al recupero di una tradizione che sembrava ormai destinata a rimanere soltanto un ricordo.

Un ruolo fondamentale, inoltre, è quello svolto dall'Istituto d'Arte per le Ceramiche che, sorto al termine degli anni Venti come Istituto Professionale, ha continuato a formare nuove generazioni di ceramisti, permettendo a Santo Stefano di mantenere quella connotazione di centro creativo, d'ispirazione e de elaborazione di un'attività che le è propria da secoli a che ne ha caratterizzato fortemente il contesto urbano come si può bon osservare nei decori, nei lastricati, nei monumenti d'arte, nelle case, nelle scuole, nei musei e nell'arredo cittadino.