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Capo
d'Orlando è una città dalla vocazione turistica preminentemente balneare;
tuttavia, essa offre al visitatore un'interessante serie di suggestioni
storicoculturali che meriterebbero politiche di tutela e promozione più
adeguate.
Abitata fin dall'età del bronzo, era sito dell'antica Agatirno, a
tutt'oggi priva di una precisa individuazione geografica e la cui
fondazione, in epoca tardomicenea, si confonde con la leggenda.
Grazie
all'approdo naturale che doveva trovarsi sotto il Monte della Madonna, Agatirno costitui, a partire dal IV secolo a.C., uno scalo marittimo per gli
scambi commerciali fra Grecia, Italia e Nord Africa.
In epoca
tardo‑bizantina, il centro costiero fu abbandonato dai suoi abitanti, che si
stabilirono a Naso, e tornò a fiorire solo verso la fine del '900, favorito
dalla costruzione della linea ferroviaria e dalle strade Statali 113 e 116.
L'autonomia amministrativa (1926) e lo spostamento dell'asse demografica
sulla Costa hanno profondamente modificato la morfologia della piana,
coperta un tempo dagli agrumeti cui si sono progressivamente sostituiti gli
insediamenti urbanani.
Capo d'Orlando potrebbe rappresentare un caso tipico di rimozione della
memoria storica, o meglio dei suoi segni fisici. Quarto questo incida sul
senso di identità ed appartenenza, ma aggiungiamo anche di orgoglio, della
sua popolazione è una questioni aperta.
Per esempio, non si conosce
l’assetto urbanistico di Agatirno ed è stato frutto di un casuale
rinvenimento la scoperta, nel 1986, delle terme romane di Bagnoli, III
secolo d.C. circa.
Quattro campagne di scavo hanno portato alla luce una
struttura lineare lunga circa 32 metri; dei sei ambienti, sono riconoscibili
il praefurnium, il calidarium e il tepidarium; i pavimenti presentano
decorazioni a mosaico, purtroppo deteriorate.
Ma, se l’Amministrazione comunale non sembrano grado di riscoprire i suoi
tesori storici, ancorché nascosti, si dimostra ancora più inadeguata nella
conservazione dei suoi simboli più evidenti, i valori identitari della
comunítà locale.
Infatti, la campagna SALVAARTESicilia 2002 aveva già
individuato nel Monte della Madonna un'emergenza paesaggistica da tutelare ‑
essendo particolarmente esposto all'erosione dei venti a delle piogge
dilavanti ‑, ottenendo dall'Amministrazione comunale un pubblico impegno a
finanziare tutte quelle misure di recupero ambientale necessarie a
salvaguardare il Monte stesso.
Ora, se da una parte il mascheramento con
essenze vegetali del muro in calcestruzzo inutile, dannoso ed antiestetico è
stato aiutato con i fondi di una sottoscrizione pubblica cui hanno aderito
migliaia di cittadini, dall'altra si è ancora in attesa di un segnale
concreto da parte degli amministratori, che, come promesso, avrebbero dovuto
provvedere alla stabilizzazione del versante est del Monte con tecniche
d'ingegneria naturalistica. Ma ancora nulla è stato fatto.
A tal fine, SALVARTESicilia 2005 vuole rappresentare l’invito diretto
all'Amministrazione comunale ad assumere un impegno serio e concreto in tal
senso. |