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BROLO

  BROLO
     Il Castello dei Lancia

"Al Castello dei Lancia, sul verone, madonna Bianca sta nauseata.
Sospira e sputa, guata L'orizzonte.
Il vento di Soave la contorce.
Federico confida al suo falcone.
O Deo, come fui matto quando mi dipartivi là
ov'era stato in tanta dignitate.
E sì caro l'accatto e squaglio come nivi:
"

Da Il sorriso degl'ignoto marinaio,
Vincenzo Consolo,  A. Mondadori, Milano.

Sul tratto di litorale affacciato sul mar Tirreno, compreso tra i promontori di Capo d'Orlando e Capo Calavà, che tendono timidamente le mani verso le isole Eolie, si raccoglie Brolo, antico borgo marinaro, battuto un tempo da predoni, flotte angioine, aragonesi e poi passato sotto il dominio dei Principi Lancia fino al 1738.

Chi giunge a Brolo è immediatamente colpito dal Castello dal merli ghibellini che, con il profilo a coda di rondine, coronano il torrione, che i geografi arabi chiamavano "Marsa Daliah" (porto [caricatoio] della vite), e poi, nel 1094, "Voab".

Il Castello fu eretto intorno al '400 dai Lancia, venuti dal Piemonte in Sicilia ai tempi degli Svevi e discendenti da Galeotto e Cubitosa d'Aquino, nipote dell'imperatore Federico Il e sorella del filosofo San Tommaso.

Il legame dei Lancia con gli Svevi fu suggellato dalle nozze di Bianca, madre di Manfredi, "Re di Sicilia", con Federico.

Le tracce di quest'unione sono ancora leggibili su una porta della cinta muraria "Imperium Rexit Blanca ‑ Hoc et stipite Manfredus Siculus Regia Sceptra Tulit; su un'altra porta campeggia uno scudo bianco marmoreo a memoria di Corrado III, dichiarato nel 1404 "Principalior Omnium".

Il complesso castrale era delimitato da una cortina muraria che, a meridione, verso l'abitato, formava una poligonale organizzata su alcuni affioramenti rupestri, mentre a settentrione sfruttava il notevole balzo di un costone precipite verso la battigia.

Queste mura, in gran parte superstiti, sono sporadicamente inglobate in fabbricati successivi.

Verso il borgo si apre un primo accesso costituito da un portale a tutto sesto, sormontato da un altorilievo marmoreo che reca una sequenza di quattro scudi con gli stemmi dei Luna, dei Lancia, della baronia di Piraino e degli Alagona.

Superata la cinta muraria, un secondo portale bugnato con un clipeo raffigurante il leone rampante del casato e il motto principalior omnium immette, dopo un andito coperto, in una corte sistemata a giardino e sovrastata dalla mole del mastio.

La torre, arroccata su un'altura, contro la quale, un tempo, s'infrangevano le onde, digrada dolcemente, a sud, su un terrapieno dove si snoda un intricato labirinto di viuzze che mantiene intatta la struttura radiocentrica multifocale e irregolare del borgo medievale.

Tra le mura del Castello, dove un tempo si trovava la Chiesa di San Girolamo a del quale non rimangono più tracce, aleggia un'atmosfera rarefatta, impreziosita dal giardino e da un pozzo esagonale, che la leggenda erroneamente stima essere collegato con alcune grotte sottostanti, a mo' di corridoio di fuga.

A ridosso del pozzo, si erge maestosa la torre a pianta quadrangolare, affiancata da una vertiginosa torretta cilindrica che funge da scala per l'accesso ai piani superiori e al terrazzo, vedetta di avvistamento.

Oggi, la struttura è stata trasformata dai proprietari nel Museo delle Fortificazioni Costiere della Sicilia, dove sono esposte collezioni di armi, strumenti di tortura, abiti d'epoca e, nella bella stagione, diventa lo scenario privilegiato di numerosi concerti, mostre e convegni.