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A sud‑ovest della città di Messina, nella
vallata di San Filippo, "dagli antichi nomata Valle Longa", addossato ad un
rilievo calcareo, dove si notano alcune grotte e vecchie cave, c'è il
Monastero di San Filippo d'Agira.
Al suo interno esiste la grotta eremo, dove, la tradizione vuole che nel V
secolo, dimorò il Santo Filippo: un sacerdote originario della Siria, famoso
taumaturgo ed esperto nell'esorcizzare demoni e liberare gli ossessi.
Durante il viaggio di evangelizzazione, il Santo, si fermò ad Agira,, dove
mori nel 454. Il culto religioso di San Filippo detto anche il Siriano,
Argirò, Costantinopolitano, crebbe notevolmente d'importanza, per divenire
nel corso dei secoli, una testimonianza venerabile e vitale della religione
cattolica, ed oggi è particolarmente sentita nelle comunità di Agira (EN) e
Limina (ME).
Il re normanno, il Gran Conte Ruggero, nel 1100 fece costruire,
inglobando la grotta eremo, l'Abbazia, definita dallo storico Bonfiglio nel
secolo XVII, la più bella "tra le abbadie di San Basilio in Sicilia",
affidandola ai monaci basiliani e dotandola di vasti possedimenti.
Nel corso dei secoli, il Monastero divenne un importante centro spirituale,
amministrativo e propulsore economico dell'intera vallata, dove sorsero tre
villaggi. Con le cosiddette leggi eversive del 1866, lo Stato confiscò,
oltre ad altri beni della Chiesa, anche quelli dell'Ordine Basiliano. Il
Monastero, confiscato, fu venduto alla famiglia Alessi, che lo adattò a
residenza.
Ancora una volta le vetuste mura subirono trasformazioni, che
cancellarono irrimediabilmente alcune testimonianze architettoniche
originarie.
L'edificio principale, rimaneggiato nella seconda metà del Settecento, è a
due elevazioni in stile tra il rococò e il neoclassicismo.
Dal cortile
interno si accede alla Chiesa, la cui austera facciata rielaborata sempre
nel Settecento, ha sulla porta una finestra ovale coronata da una cornice,
mentre il timpano ha una finestra rotonda e due pinnacoli ai lati.
La
Chiesa, mancante del tetto, è ad unica navata, ed è simile alle Chiese di
Santa Maria di Mili e di San Pietro e Paolo d'Itala. Al suo interno si
notano i segni di vari rimaneggiamenti nei secoli passati e tracce di
decorazioni a stucco.
Da un'ampia botola nel pavimento della navata si accede nella cripta, dove
ci sono i caratteristici stalli colatoi dove venivano posti i defunti, di
regola i monaci, per la mummificazione.
Nei muri perimetrali della sacrestia e della Chiesa si notano delle
importanti strutture normanne.
Sul retro dei fabbricati adibiti in antico a frantoio, palmento, stalle e
magazzini è presente un ampio cortile, destinato dai vecchi proprietari a
giardino, e vicino il lato sinistro della Chiesa c'è la grotta eremo con i
resti di un piccolo altare, probabilmente eretto nei primi anni del '900 sui
resti dell'altare originario; all'interno un cunicolo tamponato si dirama a
destra, probabile collegamento diretto con la Chiesa.
Decenni addietro il Monastero è stato acquistato dal Comune di Messina per
adibirlo ad attività culturali musicali, ma in tale attesa è divenuto preda
dei vandali, che hanno asportato e rotto ciò che rimaneva degli elementi
ornamentali della Chiesa e del Monastero. |