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La costa settentrionale della città di
Siracusa, dalla Grotta denominata 'ei Cauli a contrada Targia, si estende
per uno sviluppo complessivo di circa 10 km, in un susseguirsi di falesie,
macchia mediterranea, siti archeologici e panorami mozzafiato.
La costa, degradando, spesso ripidamente, dall'altopiano calcareo, si
presenta piuttosto frastagliata e ricca d'insenature naturali; emergono
improvvisamente dal mare ripide scogliere che trovano la loro massima
espressione nei pressi di Capo Santa Panagia, sulle quali, quando il mare è
grosso, le onde s'infrangono in maniera spettacolare.
Il tratto di costa che
costituisce l’estremità di Capo Santa Panagia dal punto di vista
paesaggistico non ha nulla da invidiare al più conosciuto Capo Murro di
Porco, dove è stata istituita la riserva marina del Plemmirio.
Inoltre, percorrendo l’intero litorale settentrionale di Siracusa ci
s'imbatte anche in numerosi siti d'interesse storico a archeologico.
Prima
di scendere dall'altopiano della balza dell'Epipoli, si trova l'Exapylon,
il complesso di sei porte che chiudevano in quest'area l’imponente sistema
delle mura difensive, che si estendevano per ben 27 km, fatte costruire tra
il V e il IV secolo a.C. dal tiranno Dionisio I per proteggere la città
antica dopo la guerra con Atene.
Fuori le mura vi era un santuario dedicato
ad Artemide, la dea della caccia, il cui culto aveva luogo all'interno delle
due grandi grotte visibili e sinistra della SS 114.
Poco lontano, in un'area
recintata ma in grave stato di degrado, si trova una grande ara e alcuni
banchi, collegati da un evidente sistema di strade, sui quali si potevano
compiere sacrifici.
Gli scavi hanno portato alla luce numerose immagini
votive in terracotta della dea Artemide.
All'estremità del promontorio di Santa Panagia c'è la Seicentesca tonnara
che versa purtroppo in gravi condizioni di dissesto.
Migliore sorte non gode il Trogylon, lo stretto fiordo che taglia il
promontorio calcareo, un tempo utilizzato come approdo e oggi interrato e
ricoperto da una fittissima vegetazione spontanea, circondato da discariche
abusive e sormontato da una discarica d'inerti chiusa e non bonificata.
Intorno alla cala è stato individuato un proasterion, un piccolo
centro suburbano nei pressi del quale si trovava un luogo di culto.
Sulla parete della balza calcarea poco più a nord, a destra rispetto alla SS
114, è visibile una vasta necropoli, certamente in connessione con l’abitato
rinvenuto nelle vicinanze del Trogylon, con numerose tombe intagliate nella
roccia, databili tra il VI e il III secolo a.C.
Ma il litorale si distingue
anche per la ricca vegetazione che colonizza le coste rocciose, tra cui
distinguiamo diverse specie di macchia a gariga come la palma nana, il
lentisco, il timo, il finocchio di mare o l’euforbia arborea, minacciate
tuttavia dagli incendi e ancora dall'incuria.
Scendendo più a sud sorprendono
gli splendidi scorci di paesaggio disegnati dalla costa, all'interno della
quale si aprono profonde grotte di abrasione marina e sulla quale sono
evidenti ancora i resti delle antiche mura nonché di torri di avvistamento.
Non bisogna dimenticare che questi tratti di costa ricadono, in parte, in
aree contigue alla zona industriale e in parte all'interno del perimetro
urbano della città con tutto ciò che questo comporta in termini di pressione
antropica: sulle balze rocciose, spesso a poche decine di metri dal mare, si
ergono i quartieri popolari di Santa Panagia e Mazzarona, quest'ultimo tra i
più degradati della città. |