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CALTAGIRONE

  CALTAGIRONE
     Il Convento dei Padri Minori Osservanti Riformati

L'1 dicembre 1624 il Senato di Caltagirone deliberò di assegnare un nuovo sito nei pressi della Purtitta nel quartiere Matrice, all'interno delle mura, al nuovo Ordine religioso dei Padri Minori Osservanti Riformati, detti anche "Zoccolanti" per gli zoccoli che calzavano, per la costruzione del Convento e dell'annessa Chiesa dedicata a San Bonaventura.

Il Senato concesse anche una selva di dodici tumoli adiacente all'area del Convento.

Questo terreno, nella parte retrostante che confina con l’ex Chiesa della Madonna della Purtitta, esiste ancora ed è una delle poche aree verdi all'interno della città.

È un sito suggestivo, articolandosi all'interno dei resti della cinta muraria, pur dovendosi denunciare l’abbandono e le continue usurpazioni ad opera di privati.

L' edificazione durò molti anni a certamente non fu completato fino al 1700, mentre nella pianta della città realizzata nel 1774 da Bernardino Bongiovanni si nota, invece, il prospetto ultimato.

Il Convento divenne ben presto un prestigioso centro di spiritualità e cultura essendo sede di un importante Studentato Teologico.

La Legge del 7 luglio 1866 n. 3036, meglio conosciuta come legge eversiva, determinò la chiusura dei conventi e i beni dei quali furono incamerati dal nuovo Stato Italiano.

Anche il Convento di San Bonaventura, con la sua Chiesa, subì tale sorte.

Segui l’abbandono dell'edificio fino al 1890 quando fu adibito a carcere, utilizzazione mantenuta per oltre un secolo.

Esigenze di sicurezza volute dalla nuova destinazione determinarono lavori di riadattamento ed, in particolare, l'edificio fu staccato dalla Chiesa con l’apertura di una strada, la via Carcere, occupando parte della selva.

Furono innalzate alte mura ed edificato un nuovo piano, oltre al posto di guardia.

L'edificio di forma quadrata si sviluppa attorno ad un chiostro le cui volte furono dipinte nel 1745 da Pietro Paolo Vasta.

Tali affreschi erano già nel 1827, anno in cui fu pubblicata l’opera di Lionardo Vigo "Memorie storiche di P. Paolo Vasta", malridotti.

Nel complesso, l'edificio si presenta integro e, per quanto è stato possibile notare pur con le restrizioni dovute all'uso carcerario, all'interno possono riconoscersi le celle dei monaci che conservano ancora i semplici stipiti di pietra nelle basse porte.

Sono conservate in gran parte le volte.

Ovviamente sono state realizzate pareti per dividere ambienti più grandi e sono state chiuse le arcate del chiostro per realizzare un passaggio interno.

Il trasferimento del carcere nella nuova sede ha determinato l’abbandono del Convento che non avrà più alcuna manutenzione.

L'edificio è nell'elenco degli immobili che lo Stato intende dismettere perché ormai inutili e la struttura è inevitabilmente destinata all'incuria e al degrado.

Il Convento, per la tipologia, per l’ampiezza, per l’importanza architettonica e per la posizione nel quartiere più antico di Caltagirone, il quartiere medioevale che presto ospiterà la nuova sede del Museo regionale della Ceramica nel Convento degli Agostiniani, merita attenzione da parte dell'Istituzioni pubbliche.

Sarebbe opportuno inserire il restauro tra le priorità da affrontare per restituire alla città un pezzo di storia dimenticato da adibire a contenitore culturale di prestigio.

Un istituto di restauro, una scuola alberghiera o un istituto universitario potrebbero esserne le destinazioni, ma sull'argomento potrebbe aprirsi un dibattito.