|
Nel 1972 la 17a Conferenza generale
dell'Unesco approvò la creazione della Convenzione internazionale sulla
protezione del patrimonio mondiale, culturale a naturale.
L'obiettivo di
questo organismo, che entrò in vigore nel 1976 dopo l’adesione del ventesimo
Stato membro, è la conservazione di quei luoghi che per il valore storico,
culturale naturale rappresentano un bene dal significato universale.
I Paesi che ratificano la Convenzione s'impegnano a proteggere i siti che si
trovano sul loro territorio e, al tempo stesso, si responsabilizzano insieme
a tutti gli Stati membri a compiere le azioni necessarie alla conservazione
del patrimonio comune a livello mondiale.
Superando i limiti rappresentati dalle frontiere geografiche, i luoghi che
costituiscono il Patrimonio dell'Umanità formano un insieme di valori che
associa storia a tradizione, arte e cultura, natura e biodiversità.
Ogni sito è una testimonianza della creatività umana, della storia delle
civiltà e delle religioni o della difesa della natura.
Tutti sono esempi
unici e irripetibili che la comunità internazionale deve cercare di
preservare affinché possano arrivare intatti all'incontro con le future
generazioni.
La Sicilia è la regione nel mondo con la più elevata concentrazione di siti
dichiarati Patrimonio dell'Umanità.
Non poteva essere diversamente, visto lo
straordinario patrimonio culturale che abbiamo, le stratificazioni
architettoniche e archeologiche esistenti, frutto di una storia millenaria
vissuta al centro del mar Mediterraneo, culla di civiltà.
Sono ben cinque i
siti siciliani iscritti nella "world heritage list" dell'Unesco:
1) la Villa romana del Casale di Piazza Armerina;
2) l’area archeologica della Valle dei Templi di Agrigento;
3) le Isole Eolie;
4) le città del tardo barocco del Val di Noto;
5) la città di Siracusa e le necropoli rupestri di Pantalica.
Siti diversi, per epoca e motivazione culturale e naturalistica, di una
ricchezza ed estensione eccezionale, ma che, comunque, ancora non
rappresentano per intero tutte le espressioni artistiche e storiche della
nostra Isola.
Ma c'è, purtroppo come sempre quando parliamo di aspetti che
riguardano la nostra regione, anche un lato negativo della vicenda, che ci
sta creando un ulteriore grave danno d'immagine e consiste nelle difficoltà
e nel modo stentato e contraddittorio con il quale cerchiamo di voler
gestire questo patrimonio universale, questa nuova e inedita opportunità che
ci è stata offerta.
Non solo continuiamo ad accumulare ingiustificabili ritardi nella
predisposizione dei piani di gestione dei diversi siti, cosi come ci viene
oggi richiesto dall'Unesco, ma non riusciamo nemmeno a difenderli e a
tutelarli da interessi particolaristici.
È un aggressione continua e
costante.
Ci sembra, certe volte, che questi siti siano quasi i più colpiti
dall'incuria, dal degrado, dalle scelte scellerate di chi ha la
responsabilità della gestione e della conservazione del nostro territorio e
del nostro paesaggio.
I mancati interventi di protezione e restauro dei mosaici della Villa del
Casale, le seicento case abusive della zona A del Parco archeologico della
Valle dei Templi, le cave di pomice dell'isola di Lipari che continuano a
sventrare gli antichi vulcani e, di recente, le ricerche petrolifere nel Val
di Noto, sono i tragici esempi di come ci sia un ritardo culturale, una
colpevole inconsapevolezza della responsabilità che oggi, più di ieri,
abbiamo come siciliani di dover conservare e preservare, per coloro che
verranno dopo di noi, questo patrimonio, soprattutto adesso che "non è più
solo nostro".
Dobbiamo lavorare per superare queste contraddizioni e creare, invece, un
sistema virtuoso tra queste realtà, che sono, nel nostro smisurato e
indescrivibile patrimonio culturale e naturalistico, siti di rara
particolarità e bellezza. |