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Il complesso monumentale di Villa Napoli,
costituisce un esempio, pressoché unico, di bene d'interesse architettonico
ed artistico che conserva al suo interno tutti gli elementi costruttivi
originari, in un arco temporale che va dal Medioevo all'epoca recente della
trasformazione urbanistica della città di Palermo del XX secolo.
Torre normanna, con rifacimenti rinascimentali, trasformata nel Seicento e
nel Settecento secondo gli stilemi classici delle ville extraurbane della
piana di Palermo, inghiottita dall'espansione edilizia post bellica degli
anni Sessanta fra altissimi edifici residenziali.
Questo territorio al tempo
dei re Normanni era occupato da parchi reali, dove, la presenza di acque
sorgive o canalizzate dalle pendici dei monti della Conca d'Oro, in un
contesto di vegetazione rigogliosa, rendeva possibile la creazione dei
sollazzi reali.
Residenze extra moenia in cui è stato ricreato per il godimento dei re
Normanni il "Paradiso della terra" ‑ il Genoardo ‑ in cui alla bellezza dei
giardini si accompagna la piacevole frescura delle acque raccolte entro i
bacini artificiali navigabili.
Una prima trasformazione della torre normanna, che in alcuni documenti nel
1505 è descritta "dirupta qua ruina in totum minabatur", risale al XVI
secolo, con caratteristiche rinascimentali: la torre viene ampliata ed
inglobata all'interno di una fabbrica di forma rettangolare, fra due
avancorpi con loggiati laterali al primo piano.
Al XVII secolo pare risalire
lo scalone esterno, addossato al fronte meridionale, con la balaustra in
pietra intagliata.
Ulteriori modifiche furono apportate nel XVIII secolo, ed
a cui risalgono gli affreschi di Vito D'Anna che decorano le volte del
salone al piano nobile e della Chiesetta dedicata a Santa Rosalia.
Della
preesistenza normanna, scomparsa al di sotto dei rifacimenti di prospetto,
viene meno la memoria e la Villa si identifica con il nome della famiglia
Napoli, che la possiede fino alla cessione alla Regione.
La riscoperta nel fronte orientale della Cuba soprana, dell'antica torre
Alfaina, si ebbe intorno agli anni Venti del XX secolo.
Ritorna cosi in luce
il paramento murario con gli archi ogivali a più ghiere, tipici
dell'architettura normanna.
Nino Basile identifica nella Villa Napoli
l'antica Cuba Soprana o torre Alfaina, e ne pubblica il rilievo in Palermo
felicissima nel 1932.
Dal fronte orientale della torre si diparte un lungo percorso attraverso il
giardino, che conduce alla piccola Cuba.
Questa costruzione di forma
quadrata, coperta a cupola, conserva in toto le connotazioni tipiche
dell'architettura normanna.
Dopo l'acquisizione nel 1991 da parte della
Regione Siciliana, la Villa Napoli è stata interessata da una serie
d'interventi di restauro sulla base di un progetto generale redatto nel 1992
dall'architetto Salvo Lo Nardo.
Nell'ambito di questi due primi stralci sono stati eseguiti, fra il 1995 ed
il 2002, una serie d'interventi finalizzati prioritariamente a rimuovere una
serie di superfetazioni che stravolgono la leggibilità degli spazi interni
dei cortili ed ad operare immediate opere di consolidamento delle murature e
di rifacimento del sistema delle coperture particolarmente degradate.
Saggi di pulitura sono stati inoltre eseguiti all'interno delle sale, al
piano terra ed al piano nobile, per individuare al di sotto degli intonaci
tracce di preesistenti decorazioni pittoriche.
Il restauro completo della
fabbrica richiede ancora delicati e costosi interventi di recupero delle
parti su cui si è intervenuti. |