Dopo
aver registrato un interessante riscontro nel 2005, quest'anno si è rinnovato
nei Nebrodi l'appuntamento con il Concorso d'Arte "Talenti da salvare".
Nell'edizione precedente la finalità era quella di focalizzare l'attenzione sui
Beni culturali secondo una prospettiva dinamica, legando alla valorizzazione
delle radici storiche di un popolo e del suo territorio la capacità di
proiezione verso il futuro. Infatti, a differenza di altre mostre, "Talenti
da... salvare" si caratterizza per il fatto di essere concepita nell'ambito di
una campagna di sensibilizzazione qual è Salvalarte Sicilia e di legarsi
fortemente al luogo dove viene ospitata.
Anzi, la
scelta del luogo non è casuale o frutto di una semplice coincidenza: la prima
edizione della Mostra si tenne a Capo d'Orlando presso la Fondazione della
Famiglia Piccolo di Calanovella, a sottolineare la drammatica assenza di spazi
culturali pubblici; quest'anno le opere di quattordici artisti
selezionati da tutta Italia potranno essere ammirate nella Chiesa di Santa Maria
dei Poveri, luogo dalle forti connotazioni simboliche in quanto, a seguito di
alterne vicende e di un lungo restauro, è stato restituito alla comunità ai fini
della fruizione pubblica. Un momento di festa, quindi, ma non nel senso
comunemente inteso.
Misurarsi
con il concorso significava, per tutti, mettersi in gioco: per chi presentava i
propri progetti, per noi che dovevamo scegliere - non sempre.
"Talenti da...
salvare" è un'iniziativa per cosi dire esigente. Non per presunzione, ma per
amore della bellezza, della qualità e dell'innovazione, per amore della capacità
di ripensare la storia ed il tempo presente, per amore di chi provoca la nostra
riflessione o anche il semplice godimento estetico. Perchè la bellezza è
inutile, non serve assolutamente a niente, eppure e altrettanto necessaria.
L'idea del
bello viene variamente declinata e nessuno può affermare definitivamente che
cosa sia la bellezza, eppure nelle proposte dei partecipanti si cercava sempre
qualcosa che rappresentasse uno scostamento, una forma di disturbo, qualcosa che
stupisse anche per un semplice dettaglio oppure che evidenziasse ciò che e sotto
gli occhi di tutti e sfugge.
Il
risultato finale è un insieme di opere che, anche nell'accoppiamento nel
catalogo della Mostra, abbiamo tentato di far dialogare fra loro, per affinità o
contralto. Un monumento non si salva per la volontà del singolo, l'arte non è
tale se rimane in una stanza isolata e chiusa agli sguardi. "Talenti da...
salvare" è, in fondo, il tentativo di sperimentare un sistema di relazioni, che
non serva solo agli artisti stessi ma anche alle comunità che vengono toccate da
tali iniziative.
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