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Comitini, piccolo centro posto a circa 15 km. da Agrigento, lega la sua storia
sociale ed economica ai giacimenti solfiferi presenti nel territorio
circostante, grazie ai quali all'inizio dell'Ottocento diventa uno dei più
importanti centri minerari dell'agrigentino, salvo veder scomparire
repentinamente tale floridezza a causa della crisi del mercato dello zolfo che,
in pochissimo tempo, a metà circa del Novecento, portò ad un netto decremento
della popolazione, con migliaia di lavoratori ridotti in povertà e costretti ad
emigrare.
Oggi, nella suggestiva cornice di Palazzo Bellacera
- cinquecentesco
palazzo baronale che si erge sull'omonima piazza e domina la sottostante Piazza
Umberto I - è ospitata una ricchissima mostra che per immagini, racconti di
grandi scrittori come il premio nobel Luigi Pirandello, reperti minerari,
documenti autentici e strumenti di lavoro dell'epoca, racconta del tumultuoso
passaggio, tra la fine dell'Ottocento e i primi del Novecento, da un'economia
prettamente agricola a quella di tipo industriale.
Spicca, tra i personaggi che
legarono il proprio nome ed il proprio destino allo sviluppo dell'industria
solfifera di Comitini, barone Ignazio Genuardi, i cui sforzi per imporre a
livello internazionale lo zolfo siciliano furono vanificati da un pesante crac
finanziario che finì per avere ripercussioni sull'economia dell'intera
provincia: la ribalta industriale, infatti, aveva reso quasi del tutto
inesistente l'artigianato e fatto scomparire persino la tradizionale vocazione
agricola.
La Mostra permanente delle Zolfare racconta i vari aspetti della vita nelle miniere di zolfo a partire dalla rivoluzione industriale e
sino al 1972, anno in cui viene chiusa l'ultima miniera e si decreta la fine
dell'attività estrattiva: Mandrazzi, Fiacche Vella, Buca Ficu, Miniera del Sale,
Felica e Stretto Cuvello sono solo alcune delle miniere presenti in un'area che
ne aveva ospitate circa 70 per un totale di 10.000 lavoratori al giorno nei
primi del Novecento. |