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Le fonti storiche riferiscono che fin dal XII
secolo agisce una Tonnara sull'isola di Favignana e fino alla metà
dell'Ottocento si effettua la conservazione esclusivamente manuale del tonno
sotto sale. Tale procedimento, però, non poteva garantire una durata prolungata
nel tempo.
È il 5 ottobre del 1841 quando Vincenzo Florio prende in gabella le
Tonnare di Formica e Favignana dalle famiglia genovese Pallavicino Rusconi,
allora
proprietaria dell'intero arcipelago delle Egadi.
Anche se è vero che
Vincenzo Florio è stato riconosciuto da alcuni autori come l'artefice
dell'introduzione del nuovo procedimento di conservazione sott'olio del tonno,
c'è da precisare che questa attività, almeno fino alla data del 1859 – quando
decise di abbandonare la gestione della Tonnara perché non la riteneva più
redditizia –, non era certamente stata ancora impiantata a Favignana.
La
gestione passa a Giulio Drago fino al 1877, mentre nel 1874 le intere isole
Egadi diventano proprietà di Ignazio Florio. È durante l'amministrazione Drago
che viene fondato lo stabilimento per la conservazione sott'olio del tonno, con la costruzione dei relativi edifici.
Ma è sotto la gestione
dei Florio che lo stabilimento si amplia, diventando la più grande industria
della conservazione del tonno della Sicilia.
L'attività di conservazione e
commercio del tonno in scatola acquista un'importanza industriale tale da
richiedere l'impiego di numerose persone nello stabilimento.
Ciò in
considerazione soprattutto delle stagioni di pesca fortunate di quegli anni in
cui si registrava una media di tonni catturati di oltre 9.000 unità.
Con tale
considerevole pescato da conservare e tanto personale da organizzare si doveva
necessariamente disporre di un impianto industriale notevole e così Ignazio Florio decise di procedere all'ampliamento del complesso per
adeguarlo alle più avanzate fasi di lavorazione e conservazione: ai grandi
edifici ad arcate ogivali costruiti attorno alla caletta interna, uno dei quali
impropriamente ma significativamente viene ancora oggi denominato malfaraggio,
verranno aggiunti altri fabbricati, fra i quali quello a due elevazioni al
centro del complesso, per ospitare alcune fasi di lavoro, oltre al potenziamento
degli impianti.
Adesso lo stabilimento, dopo anni di degrado e abbandono, è
protagonista di uno dei più importanti e significativi progetti di restauro
finanzianti con i fondi del POR Sicilia 2000-2006, per adattarlo ad attività
culturali, turistiche, sportive ed artigianali. |