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Zolfare
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La società siciliana

  La società siciliana e l'industria solfifera
     di Claudio Torrisi

La Sicilia fra l'ottocento ed il novecento ha costituito un coacervo di peculiari processi sociali, economici, politici e culturali. Processi di sostanziale trasformazione, di "modernizzazione" – accompagnata da "sviluppo"? – che si tende a racchiudere e sintetizzare nella transizione dall'economia agricola tradizionale – cerealicola, nella fattispecie – a quella successiva, caratterizzata da percorsi di industrializzazione, da qualificazione e specializzazione di produzioni agricole – si pensi agli agrumi da attivazioni e incremento di "servizi", intesi come momenti di produttività.

In questo articolato contesto si inserisce in modo compiuto la storia dello zolfo siciliano, ovvero dell'economia zolfifera che caratterizzò l'area centro meridionale dell'isola. Di quell'area che andava dall'area collinare interna del Nisseno, comprendente anche le attuali propaggini dell'Ennese, verso la costa meridionale dell'Agrigentino.

Nel corso degli anni Trenta del XIX secolo, in queste plaghe, destinate, nel corso dei secoli precedenti, prevalentemente a grano e leguminacei, e con alcune presenze di produzione di seta, si sviluppò l'attività di escavazione, trasporto e correlata commercializzazione del giallo metalloide che avrebbe finito con l'identificarsi con quella parte di Sicilia, e non solo. La "coltivazione", assai spesso superficiale, dei siti minerari si avviava dapprima nelle aree più contigue agli sbocchi a mare degli antichi caricatori. Successivamente, in particolare nei decenni Quaranta e Cinquanta si sarebbe incrementata l'attività nelle aree più interne del Nisseno e dello stesso Agrigentino, in presenza di più consistenti, per quantità e qualità, insediamenti.

Lo zolfo prodotto in Sicilia era richiesto dal mercato europeo, in particolare la Gran Bretagna e la Francia, in quanto elemento di base dei processi di trasformazione della nascente industria chimica. Tra il 1830 ed il 1835, infatti, il numero di cantari esportati pressoché si raddoppiava, passando da 350.000 a oltre 660.000. La destinazione dello zolfo esportato nel 1835 vedeva quale destinazione la Gran Bretagna (325.793) e la Francia (262.774); la restante quantità era richiesta da altri paesi nord europei e dagli Stati Uniti.

A controllare e gestire il commercio dello zolfo siciliano verso i mercati europei erano essenzialmente i mercanti inglesi, da decenni presenti nella realtà isolana. Il transito da una produzione con destinazione pressoché esclusivamente locale ad una produzione legata ai flussi della domanda dei mercati nordeuropei rendeva i produttori locali deboli e legati, senza soluzioni alternative, ai mercanti inglesi, oltre ad alcuni francesi; erano costoro a controllare autonomamente i flussi commerciali, determinando contestualmente le variazioni dei prezzi.

La monarchia borbonica, nella fase di espansione del mercato zolfifero, si poneva l'obiettivo di ridimensionare il ruolo dei mercanti inglesi e francesi e mirava alla costituzione di una privativa che gestisse, in monopolio, l'offerta dello zolfo sui mercati europei, regolamentasse la produzione zolfifera, al fine di evitare la sovrapproduzione ed il conseguente crollo dei prezzi.

Il progetto della monarchia borbonica non tendeva a mettere in sinergico intento i produttori e i commercianti che gia operavano sul mercato siciliano e da questo verso i mercati europei, piuttosto sembrava interessata ad accogliere proposte provenienti da "cartelli" alternativi a quelli gia operanti. Inoltre, il progetto borbonico sembrava non tenere in attenta considerazione l'atteggiamento dei grandi proprietari latifondisti – e conseguentemente degli insediamenti minerari – che, in quegli anni, non sembravano interessati a stabilire una omogeneità di posizioni a fronte delle varie richieste dei mercanti internazionali; erano attenti a mantenere la redditività delle proprie miniere; tendevano a richiedere, specie in presenza di rischi di variazioni di prezzi, il mantenimento della quota fissa a cantaro.