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Idee e proposte per l'istituzione del Parco regionale geominerario,
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L'esperienza dei geoparchi

  L'esperienza dei geoparchi e gli interventi di recupero dell'archeologia industriale mineraria
     di Massimo Lo Curzio

L'esperienza dei geoparchi e oggi posta ad un significativo livello di maturazione. Le esperienze italiane hanno avuto culmine con l'attivazione del parco geo minerario della Sardegna e hanno maturato iniziative come il Parco di Cerere in Sicilia che impongono una attenta riflessione. Il significato e il contenuto culturale di queste realtà sono oggi dato concreto con cui una corretta politica della gestione delle risorse storico-morfologiche del territorio deve confrontarsi. Questa realtà ha assunto in determinati casi, come in quello sardo, la dimensione della presa di coscienza di una determinata regione nei confronti di una realtà che ne ha condizionato l'assetto, le attività produttive e le possibilità di successo economico.

La dimensione dei geoparchi è estremamente significativa ed interessante perchè corrisponde ad una tendenza mondiale legata alla consapevolezza dell'utilizzo delle risorse naturali e alla presenza di queste sul territorio.

Quanto flino a poco tempo fa era – nell'ambito della identificazione del concetto di parco – di difficile interpretazione e connotazione è oggi più facilmente comprensibile. Questo fenomeno ha spostato l'interesse dalla semplice identificazione di una situazione naturalisticamente rilevante, corrispondente ad esempio ai parchi naturalistici storici e a quella di nuovi parchi ambientali con valenze tematiche particolari, come quelli geominerari.

In questo caso specifico l'interesse culturale non riguarda solo il dato naturalistico da rispettare o assoggettare a tutela assoluta, ma è piuttosto, coinvolto in un concetto più ampio e degno di attenzione di bene culturale che congloba dati naturali, dati derivanti dall'antropizzazione del territorio e situazioni derivate dall'utilizzo di risorse minerarie che hanno segnato storicamente e socialmente lo sviluppo di molte aree.

E evidente che questa nuova dimensione che lega i nostri territori alle attività che si sono svolte spesso per alcune centinaia di anni e alla dislocazione delle presenze umane, si sta dimostrando più coinvolgente rispetto alle possibilità di utilizzo della sola risorsa ambiente. Al profondo significato della natura da conservare si aggiunge il valore e il conto delle presenze umane con l'intero portato dei segni delle attività lavorative e di trasformazione del territorio.

Non si tratta di una nuova complicazione "culturale" in aggiunta ai dati ambientali, piuttosto di una presa di coscienza più ampia e generalizzata del significato della presenza umana, del ruolo del lavoro e della tendenza ad innescare processi di sviluppo che fa parte della prospettiva – assolutamente umana – di tendere al miglioramento della qualità della vita.

Poiché non sempre la tendenza allo sviluppo significa successo è evidente che alla storia delle attività umane di utilizzo di risorse naturali si sono accoppiati fenomeni di sfruttamento o di disagio sociale. La conoscenza di questo tipo di presenze sul territorio ci rende di fatto più partecipi di quanto sta alla base del nostro radicamento territoriale e, in buona sostanza, delle nostre radici.

Le esperienze del parco minerario di Floristella-Grottacalda (EN), che e oggi parte della proposta del Parco Culturale Rocca di Cerere, e quello del parco geominerario della Sardegna dimostrano, sia pur nelle differenti dimensioni e con dissimili connotati, che la dimensione culturale che queste strutture incarnano contiene valenze, oltre che ambientali, di natura storica ed etnoantropologica di fondamentale importanza.