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Zolfare
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Zolfare e zolfatai
  Zolfare e zolfatai. Il mangiare sul lavoro e lo "schitticchiu" del sabato sera. Ricordi e considerazioni
     di Mario Arnone

Secondo Levi-Strauss, fra tutti i comportamenti il modo di mangiare e quello che gli uomini scelgono più frequentemente per affermare la propria originalità, di fronte agli altri. La cucina, mentre da un lato resta connessa al versante naturale dell'uomo, dall'altro ne testimonia il versante culturale, enfatizzandone in sommo grado il carattere simbolico. Per cui, stante il riconosciuto valore simbolico della realtà umana, la cucina è un canale privilegiato per intendere la nostra storia. (Antonino Buttitta in "Nuove Effemeridi" n. 10, 1990, pp. 51-54)

Esiste, inoltre, un rapporto tra cibo e linguaggio, in quanto entrambi si affidano a regole indiscusse assimilate sin dall'infanzia, condizionati entrambi dall'ambiente, dalle situazioni sociali, culturali e religiose. Linguaggio e alimentazione, infatti, sono stati definiti da Mircea Eliade degli atti "ostentatori", ossia un sistema di simboli che favoriscono i processi di identificazione di un gruppo.

Ecco perchè sembra utile e opportuno individuare usi, costumi, abitudini, compresi quelli alimentari, di un gruppo di lavoratori, gli zolfatari, che hanno avuto nella nostra storia di Sicilia, il ruolo di importanti protagonisti di quella che venne chiamata la civiltà dello zolfo e la cultura dello zolfo. Per le grandi trasformazioni che indussero in molte comunità isolane spingendole in avanti nello sviluppo non solo sociale, ma anche culturale. Amo affermare che, nella mia città, Caltanissetta, non sarebbe stato possibile uno sviluppo culturale, quale quello che Sciascia definì come presente in una città simile ad una "piccola Atene", senza la civiltà dello zolfo e quella del grano duro, e pertanto senza gli operai delle miniere e i contadini produttori di grano. E se ad un certo punto iniziò un lento degrado della città, questo avvenne con l'esaurirsi di queste due fondamentali fonti produttive, e con l'estinzione di queste due classi lavoratrici.

Ripercorrere pertanto modi di vita, stili di vita compresi quelli alimentari, comportamenti sociali di questi gruppi sembra utile per recuperare una memoria da utilizzare per la strutturazione di nuovi valori ispirati a quelli positivi del passato. Non certo per tentare l'impervia e assurda avventura del loro ripristino, ma per fame modelli da adeguare alle esigenze del presente. Per far tesoro, insomma, di quella cultura.

Nel caso degli zolfatai, il mangiare sul lavoro è caratterizzato da un elemento condizionante: la distanza della miniera dai centri abitati in cui risiedeva il minatore, assieme alla talvolta completa assenza dei collegamenti stradali (fatta eccezione in qualche caso del camion che al mattino raccoglieva i lavoratori per trasferirli da un punto di raccolta alla miniera) impediva rientro quotidiano a casa, per cui era preclusa l'assunzione del cibo in famiglia, obbligando il lavoratore a trovare alloggio di fortuna, presso lo stesso impianto minerario, e in condizione assai precarie di accoglienza, sia dal punto di vista igienico che da quello dei più elementari conforti. L'assenza assoluta di mense nei luoghi di lavoro (esse comparvero soltanto dopo passaggio della gestione privata degli impianti alla mano pubblica) obbligava, inoltre, le famiglie a predisporre povere colazioni per l'assunzione del cibo sul posto di lavoro, dal momento che il pranzo in famiglia era quello praticabile la domenica, al rientro settimanale, e con in tasca la paga settimanale. Perchè solo la domenica, e non anche il sabato, giorno di paga e di rientro? Perchè il sabato era per lo più destinato allo `schiticchiu', cioè alla riunione in bettole o taverne con i compagni di lavoro, attorno al vino. Lo `schiticchiu' assumeva, per i motivi che cercherò di illustrare in seguito, il significato di una sorta di rituale obbligatorio, nel quale veniva cementata la forte socialità di gruppo, nonché la resa dei conti sui disguidi e sulle violazioni che il gruppo aveva registrato durante i tempi di lavoro. È opportuno ricordare che le condizioni di lavoro erano estremamente rischiose, per quanto attiene la salute, e spesso anche la stessa vita e la sopravvivenza, per cui appariva necessario evitare ogni comportamento che non tenesse conto dell'obbligo di solidarietà, della necessità di tener lontana ogni inutile personale competitività nell'interno del gruppo, nonché della utilità di rendere comune ogni informazione, che potesse essere utilizzata per il sodalizio di gruppo.