|
Si tratta di un vasto
complesso industriale, la cui attivazione risale a circa due secoli fa, con
strutture che affiorano fuori dal livello di campagna, le quali attestano la
coltivazione dello zolfo, che ha rappresentato, come è noto, una attività
profondamente significative sia dal punto di vista economico, sia dal punto
di vista sociale.
Il paesaggio è contraddistinto da due grandi aree ciascuna delle quali in
stretto rapporto alle diverse tecniche di escavazione e di utilizzazione del
minerale che si sono succedute nel Corso degli anni.
La prima area,
corrispondente a quella utilizzata degli inizi dello sfruttamento fino agli
anni '50, nella quale affiorano i resti di ciò che ha caratterizzato la
produzione per fusione, mentre nell'altra si conservano le strutture che
hanno segnato il passaggio al trattamento per flottazione.
Il luogo, infatti,
costituisce quella parte della Miniera COZZO DISI, maggiormente assimilabile
all'immagine tradizionale della zolfara. E in questa area che si apprezza la
sequenza di tutti gli apparati tecnologici che si sono succeduti per
l'estrazione e la coltivazione del materiale solfifero.
La storia delle prime
strutture produttive, inizia con le "calcarelle" (piccoli cavei ricavati in
siti naturali dove la fusione dello zolfo avveniva a cielo aperto con gravi
danni sia per la salute dei minatori che per l'ambiente circostante).
I "calcheroni" sono
gia delle strutture tecnologicamente più avanzate, avendo delle porzioni
costituite in muratura soprattutto in prossimità delle "bocche", murate
durante l'accensione, dalle quali defluiva lo zolfo fuso che veniva poi
confezionato in forme chiamate "pani"; alcuni calcheroni, erano dotati di
camini – adagiati sui crinali delle colline di gesso circostante – dai quali
scaricavano l'anidride solforosa prodotta dalla combustione.
Nei primi anni del
Novecento, a Cozzo Disi, vengono realizzati dei forni in batteria al fine di
aumentarne il rendimento, dotati di un unico canale per la ventilazione dei
fumi. Una struttura poderosa quanto affascinante dal punto di vista
architettonico e costituita dai forni di fusione a vapore; essa caratterizza
fortemente il luogo con i suoi mulini di frantumazione e tutte le strutture
meccaniche annesse costituenti sistema di separazione del minerale
dall'inerte.
Le altre strutture
architettoniche definiscono il sistema delle officine dove si costruivano
dai vagonetti (decauville) ai chiodi per il fissaggio binari, la
falegnameria, i magazzini e le stalle, la officina del maniscalco per i muli
adibiti al carreggio interno ed esterno, quando ancora si ricorreva alla
trazione animale, le residenze per il soggiorno degli operai (conducenti,
arditori, conduttori, armatori) costretti a fermarsi nell'ambito della
miniera.
Il nuovo sito,
caratterizzato dalle grandi strutture di estrazione come l'impianto di
flottazione – uno dei più moderni e produttivi fra tutti i siti minerari in
esercizio – fu iniziato negli anni Cinquanta, a causa dell'esaurimento dei
livelli fino ad allora coltivati. In quegli anni oltre ai macchinari, furono
ultimate le opere di captazione delle acque dal vicino fiume Platani.
Assieme all'impianto di flottazione entrò in esercizio l' impianto di
purificazione, (comprendeva le installazioni per la fusione dello zolfo
flottato). La capacita di trattamento di quest'ultimo impianto e di 50 tonn.
di concentrato al 90% nelle 24 ore.
Nel '56 vengono
apportati miglioramenti all'impianto di flottazione la cui capacità è
aumentata sino a 360-380 tonn. nelle 24 ore. Per quando riguarda i lavori
nella miniera andavano a buon ritmo, infatti negli anni successivi vennero
ultimati l'esaurimento dei livelli 5°, 6° e 7° (profondo 222 m), dove si
trovò in una buona fase di coltivazione.
Si inizio la
coltivazione dell'8° livello (profondo 237 m) e per la preparazione e
coltivazione del 9° furono scavati due piani inclinati, rispettivamente
nella sezione "Grande Lente" e nella sezione "Serralunga". Successivamente,
oltre i continui lavori menzionati precedentemente, all'esterno iniziarono i
lavori per la costruzione di nuovi fabbricati per le attuali officine, gli
uffici e magazzini.
Nel 1963 il 7° livello
fu completamente esaurito, l'8° entrò nella fase di esaurimento ed
iniziarono al 9° le coltivazioni per una profondità di 257 mt. Si abbandona
la trazione animale, fino ad allora utilizzata, a favore di mezzi meccanici
per i quali fu necessario ridefinire nei nuovi cantieri la sezione, che fu
ingrandita da 60 a 100 mq. Tutto ciò per consentire una più facile
manovrabilità delle nuove macchine operanti in cantiere e dare inizio
all'uso di autopale per lo sgombero del minerale e di autovagoni per il
trasporto. Sempre in quell'anno vennero ultimati i due capannoni per i
magazzini, le officine meccaniche e i locali per gli uffici.
La Centrale
elettrica
La Centrale elettrica, costituisce un pregevole esempio di architettura industriale.
La struttura architettonica è costituita da un grande vano con all'interno tutti i motori diesel e le apparecchiature (volani, turbine, etc.) che ne accentuano il fascino e la tipicità dell'archeologica industriale.
La copertura è costituita da bellissime capriate di tipo palladiano, con struttura in ferro e legno.
I fronti hanno dei richiami neoclassici che si esplicano nei timpani e nel disegno degli ordini attraverso la finitura degli intonaci.
|