Homepage Salvalarte Sicilia
La bella Sicilia che sta scomparendo
I nostri Beni culturali non stanno per niente bene.
Anzi, in molti casi, sono dei malati gravi. Ma si fa poco
per curali e quasi nulla per la prevenzione. Eppure
basterebbe poco, qualche attenzione in più, essere
consequenziali agli studi e alle analisi che si fanno e
saper programmare le risorse economiche verso interventi di
manutenzione e consolidamento.

Troppo facilmente ci
si è dimenticati del disastro di Pompei, dove il 6 novembre 2010
crollò la Domus dei Gladiatori. Eppure, non sono
pochi in Sicilia i monumenti, le dimore storiche, Le chiese,
Le aree archeologiche, che corrono pericoli e sono
minacciati da crolli, frane e dissesti, Lasciati
nell’incuria e nell’abbandono.
C’è il serio rischio
che una parte importantissima e delicatissima della nostra
eredità continui ad essere ferita e mortificata fino a
scomparire. Noi restiamo impegnati per salvare e conservare
i nostri tesori artistici e monumentali, ma vogliamo oggi,
più di ieri, coinvolgere i cittadini, l’opinione pubblica,
ad essere protagonista di una rivolta civile per la tutela
del nostro patrimonio culturale: inviateci le vostre
segnalazioni, con una foto e un brevissimo testo,
all’indirizzo email
salvalartesicilia@Libero.it
I materiali raccolti
contribuiranno ad arricchire la
black list della bella Sicilia che sta scomparendo.
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TEATRO GRECO-ROMANO (Taormina, ME).
E’ per vastità il secondo dei teatri classici di Sicilia (dopo quello di Siracusa), con un diametro massimo di 109 metri: costruito in epoca ellenistica, mediante lo spianamento della cima del colle, fu ampliato o quasi interamente rifatto dai romani. E’ il sito culturale più visitato della Sicilia, con le sue circa 500mila presenze. E se non bastasse questo eccessiva pressione antropica, ospita più volte all’anno spettacoli, che, con le strutture provvisorie e gli eccessivi livelli delle amplificazioni, aggravano i numerosi degradi causati da errati interventi di restauro più accentuati nel portico superiore e nella galleria inferiore.
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CATTEDRALE DI SAN GERLARDO (Agrigento).
E’ legata ai Normanni che dopo aver conquistato la Sicilia si occuparono anche della riorganizzazione religiosa. La sua mole imponente domina il vasto panorama circostante, ben visibile sia dal mare che dall’entroterra. Il luogo scelto per l’edificazione della Chiesa non era però tra i più adatti: si tratta, infatti, di un blocco calcarenitico poco profondo, che poggia su un costone argilloso e quindi poco stabile, suscettibile sempre di scivolamenti a valle. Ciò ha provocato nel corso dei secoli, fino ai nostri giorni, problemi all’edificio, sempre bisognoso di continui ingenti costosi restauri. E’ chiusa al culto da alcuni anni.
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PALAZZO DELLO SCIBENE (Palermo).
Di questo sollazzo normanno è incerta la cronologia: potrebbe essere di origine araba e poi modificato durante il regno di Ruggero II (prima metà del XII secolo). Gli scarsi e degradati resti rimasti sono ormai poco leggibili, anche perché parte del palazzo è stato inglobato dalle case adiacenti. Oggi non rimane più niente del vasto giardino e del bacino d’acqua adiacente. E’ di proprietà privata e si spera, da molti anni, in un efficace restauro che possa salvarlo dall’incuria. Non ha nessun vincolo di tutela.
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SELINUNTE, TEMPIO E (Castelvetrano, TP)
Fondata dai Greci di Megara Hyblaea nel 650 a. C., fu distrutta nel 409 a. C. dai Cartaginesi alleati di Segesta. E’ considerata la più grande area archeologica d’Europa. Un numero imprecisato di templi, tra i quali il Tempio E, dedicato a Era. Molte delle sue colonne, cadute per un terremoto, furono rimesse al loro posto negli anni Cinquanta utilizzando ferro e cemento, che adesso stanno cedendo facendo crollare le strutture. Buona parte del Tempio è stata transennata e non è più visitabile.
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KAMARINA, (Santa Croce Camarina, RG)
Fondata dai Greci di Siracusa nel VI secolo a. C., fu distrutta e ricostruita diverse volte. Il perimetro delle mura che circondavano la città era di ben 7 chilometri. Il recente completamento del porto di Scoglitti ha cambiato notevolmente l’andamento delle correnti marine. Il loro distruttivo effetto sta seriamente minacciando l’integrità del promontorio sul quale è sorta l’antica città. Una parte delle mura è già crollata in mare, mentre gli scavi non sono più protetti visto che le provvisorie e precarie coperture in tubi dalmine e onduline sono quasi del tutto distrutte.
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TORRE DI ISOLA DELLE FEMMINE (Isola delle Femmine, PA)
Torre di avvistamento costruita alla fine del XVI secolo su progetto dell’architetto toscano Camillo Camilliani. E’ parte essenziale del paesaggio dell’isola e dell’intero tratto di costa palermitana. Versa in uno stato di fortissimo degrado, con molte delle sue parti crollate. Alcuni anni fa è stata messa sotto sequestro dall’Autorità giudiziaria per sollecitare i proprietari ad intervenire per il suo recupero, ma non si è fatto nulla.
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SOFFITTO LIGNEO DELLO STERI (Palermo)
Fu iniziato nel 1377 e terminato l’1 luglio 1380. Rappresenta un documento di grandissimo valore storico, artistico e etnoantropologico, realizzato da “mastri” e artisti siciliani. E’ un originale foglio di cronaca che “fotografa” con meticolosità i particolari della società del tempo. Oggi il soffitto non gode di buona salute. E’, infatti, da tempo violentemente attaccato dalle termiti. Le infestazioni appaiono molto diffuse e interessano sia le travi che i pannelli decorativi che le ricoprono e sia i lacunari tra le travi.
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EX FORNACE PENNA (contrada Sampieri – Scicli, RG)
E’ un monumento di archeologia industriale, realizzata tra il 1909 ed il 1912. Lo stabilimento produceva laterizi che venivano esportati in molti paesi mediterranei: gran parte di Tripoli (Libia), dopo la guerra del 1911, fu costruita con le sue produzioni. La cessazione dell’attività dello stabilimento avvenne durante la notte del 26 gennaio 1924, a causa di un incendio doloso che lo distrusse in poche ore. Negli ultimi anni, grazie anche al fascino delle sue rovine, è stata utilizzata come set cinematografico. Adesso attende un suo destino.
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VILLA NAPOLI (Palermo)
Una delle tantissime ville settecentesche costruite in quella che era la Conca d’Oro, oggi inghiottita dall’esasperata espansione urbanistica. Di proprietà della Regione Siciliana, che dopo un primo intervento di restauro è riuscita a lasciarla al degrado e all’incuria, abbandonando anche il giardino che la circonda. Senza più custodia è stata più volta saccheggiata. Posta di recente sotto sequestro dall’Autorità giudiziaria
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POGGIOREALE, RUDERI DELL’ANTICO PAESE (Poggioreale, TP)
L’impianto urbanistico dell’abitato, comune ai centri neufeudali, è a scacchiera disposto secondo un asse principale lungo il quale si allineano i brani delle superstiti facciate delle abitazioni patrizie, sopravissute al sisma del gennaio 1968 che investi tutta la Valle del Belìce. A seguito dell’evento calamitoso il paese venne integralmente trasferito in nuovo sito, essendo dichiarate le abitazioni tutte inagibili. Oggi, l’antico paese si presenta come una città fantasma; un luogo che ha perso la propria identità civica e su cui impera la presenza inquietante e magnifica del sisma. Dopo più di 40 anni si sta inesorabilmente sbriciolando, portandosi dietro una parte importantissima della nostra memoria.
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VILLA RAFFO (Palermo)
E’ un bel complesso che conserva l’originaria collocazione in un’area pressata e soffocata dall’intesa proliferazione edilizia popolare del quartiere ZEN, oggi San Filippo Neri, e dai nuovi centri commerciali. Il prospetto è redatto secondo un garbato Luigi XVI le cui decorazioni classicheggianti ne fanno collocare il ripristino agli ultimi anni del Settecento, verosimilmente a opera di Giuseppe Guggino. Due terrazze simmetriche, fruibili dal piano nobile, affiancano il fronte principale. Apprezzabili le decorazioni degli interni, oggi ricoperti quasi del tutto dagli escrementi dei piccioni. Ragguardevole pure la corte interna al baglio descritto dall’avvolgersi dei bassi corpi servili. Dopo un primo intervento di restauro è adesso in abbandono, non custodita e alla mercé di chiunque passi.
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TONNARA SANTA PANAGIA (Siracusa)
E’divenuta inattiva agli inizi degli anni Cinquanta, rischiando di essere trasformata in un villaggio turistico, per un insieme di cause che vanno dall’introduzione della pesca del tonno con le “reti volanti” all’alta concentrazione d’industrie e raffinerie chimiche costruite nella zona. Gli stabilimenti attualmente esistenti si possono far risalire al Settecento, ricostruiti dopo il terremoto del 1693. Interessantissima testimonianza di archeologia industriale, oggi la tonnara versa, purtroppo, in gravi condizioni di dissesto, invasa da erbe infestanti, abbandonata alla mercé di vandali, e circondata da rifiuti e discariche di ogni tipo. Il progetto della Soprintendenza di Siracusa di ristrutturazione per trasformarla nel Museo regionale Paleontologico si è scandalosamente arenato nella corrispondenza burocratica tra Soprintendenza e Assessorato che ha fatto scadere i termini per attivare il finanziamento già decretato e che utilizzava i fondi di Agenda 2000.
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TONNARA DEL SECCO (San Vito Lo Capo, TP)
Risulta difficile l’anno della costruzione del fabbricato; citazioni riguardanti un primo nucleo risalgono al 1600, ma si può ipotizzare che risalga ai primi del Quattrocento. E’ stata di proprietà del Monastero di Santa Rosalia ed espropriata da Cavour nel 1860, per poi essere venduta ad un privato nel 1872. Le reti vennero calate per l’ultima volta nel 1965, mentre già dal 1920 lo stabilimento non era più funzionante perché il pesce non veniva più inscatolato ma venduto direttamente al mercato ittico. Attualmente il complesso, sempre in mano a privati, è impraticabile e in stato purtroppo di totale abbandono.
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CASTELLO DI SANTA CATERINA (Favignana, TP)
Sorge nel luogo dove preesisteva una torre di avvistamento, costruita dai Saraceni durante la loro dominazione (810 circa). Sotto la dominazione aragonese, il signore di Favignana Andrea Riccio lo fece definire, sul finire del 1400, pressappoco nella forma attuale e munì di fortificazioni l’intera isola. Ulteriori trasformazioni risalgono a un periodo compreso fra la fine del Cinquecento e i primi del Seicento. Di proprietà del Ministero della Difesa, per alcuni anni è stato utilizzato dalla Marina come postazione di un radio-faro, oggi versa nel totale abbandono e degrado assoluto.
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CHIESA SANT’AGATA AL MONTE (Monreale, PA)
Eretta nel 1589 dalla compagnia del Monte di Pietà, venne ampliata nel 1592 con l’acquisto della attigua cappella di Sant’Antonio. La Chiesa presenta un impianto basilicale con navate senza cappelle, incrociate dal transetto sormontato da cupola, ed un cappellone poco profondo. Le navate, scandite simmetricamente da arcate, furono arricchite nei primi del Settecento da una fastosa decorazione a stucco. Notevoli gli arredi di cui la Chiesa era provvista. Poche tracce rimangono della seicentesca pavimentazione in maiolica, rovinatasi e in parte trafugata nel corso degli anni. L’edificio appare oggi in evidente e totale stato di degrado che rimanda all’urgenza di radicali interventi di consolidamento e di restauro per scongiurarne la totale rovina.
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STAND FLORIO (Palermo)
Commissionato nel 1906 dai Florio ad Ernesto Basile, lo stand per il tiro al piccione riecheggia lo stile arabeggiante di un certo filone dell’architettura medievale palermitana, in particolare nella cupola, anche se squamata, e nella foggia di decori. Il prospetto verso il mare si qualifica invece per il rigore prerazionalista di una veranda dalla semplice intelaiatura travi-pilastri. E’ stato restaurato negli anni Ottanta del secolo scorso ed è di proprietà dell’Agenzia del Demanio. Oggi ha muri scrostati e ricoperti di macchie di umidità, finestre aperte e vetri rotti, tutta l’area intorno è una vera e propria discarica.
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ABBAZIA DI SANTA MARIA DEL PEDALE (Collesano, PA)
L’Abbazia, tuttora di proprietà privata e in stato di degrado, è composta da una serie di corpi di fabbrica appartenenti ad epoche diverse, che formano un’area quadrangolare racchiudente un’ampia corte interna, delimitata a sud-est dalla Chiesa. L’origine di questo insediamento non è ancora certa: l’Abbazia compare nei documenti soltanto a partire dal 1308/10, dove è detta “Sancta Maria Pratali Graecorum”. La Chiesa - rimasta ancora aperta al culto fino a pochi decenni fa, quando abbandonata cominciava il suo lento declino - è costituita da un corpo longitudinale ad un’unica navata alla quale si accede tramite un bel portale in pietra in stile gotico-catalano e presenta all’esterno un’abside. Al suo interno, sulla parete di fondo e sulla parte destra si osservano notevoli tracce di pitture murali affioranti sotto l’intonaco, che rivelano anche delle sovrapposizioni pittoriche. Tuttora le pitture, coperte da polvere, patine e muffe, risultano in un pessimo stato di conservazione e sono così gravemente danneggiate tanto da essere appena leggibili.
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NINFEO DI VILLA REGGIO DI CAMPOFIORITO (Palermo)
La Villa fu edificata nella prima metà del XVII secolo come residenza estiva. Il Ninfeo, detto anche fontana di Venere, è di grande rilievo, citato da importanti viaggiatori. Situato al centro di un vasto agrumeto, appare d’improvviso in tutta la sua esuberante rocaille, con grande potere d’incantamento nonostante il gravissimo stato d’abbandono. A pianta semiellittica, disegnato probabilmente da Paolo Amato, si articola in tre fornici, di cui quella centrale più grande sovrasta il cocchio trainato da tre cavalli, mentre ai lati i due più piccoli sono coronati da balaustra. Colonne tortili, riccioli di volute, piccole pitture, conchiglie marine e scaglie di pietra lavica si affastellano piacevolmente sulle superfici.
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CONVENTO DI SANT’ANTONIO DA PADOVA (Scicli, RG)
Fondato nel lontano 1300 dai frati minori francescani, conserva al suo interno un raffinato loggiato in stile chiaramontano (unico in provincia nel suo stile assieme al loggiato di Santa Maria di Gesù di Modica) e una cappella con cupola a costoloni, ancora integra, a ridosso della chiesa. Cappelle simili in provincia ne esistono solamente tre, le altre due sono rispettivamente una a Modica e l’altra a Comiso. Il complesso monumentale è di proprietà privata e il mancato interessamento a lavori di restauro fa si che, giorno dopo giorno, si va a sgretolare un pezzo della storia pre-terremoto della città di Scicli.
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CASTELLO SVEVO (Augusta, SR)
Costruito con scopi militare da Federico II di Svevia nel 1232, si erge oltre 25 m sul mare nei pressi dell’istmo, in posizione dominante rispetto all’abitato. L’impianto originario era costituito da un quadrato con lati di 62 m e otto torri, gli interni da ambienti voltati a crociera e una disposizione di portici che circondano il cortile su tre lati. Tra il XVI secolo e il XVII durante la dominazione spagnola, il Castello fu dotato di un sistema difensivo con rivellino, porte e bastioni. Nel 1890 fu trasformato in penitenziario e modificato dalle sovrastrutture di un ulteriore piano, che oggi contribuiscono a minacciare la stabilità dell’edificio. I bastioni sul mare, nonostante alcuni recenti interventi, continuano a essere interessati da cedimenti. Avrebbe bisogno di un urgente intervento di recupero e restauro.
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VILLA PIGNATELLI-FLORIO (Palermo)
Ampliata e modificata nel XX secolo da Ernesto Basile, su una precedente costruzione del 1792, appartenne a Vincenzo Florio fino al 1907, per finire poi alla Principessa Maria Pignatelli di Roviano. Ha ospitato per anni l’Opera Pia Istituto Pignatelli. Nel 2004, dopo un lungo restauro, la Villa comincio ad ospitare, su decisione del Comune di Palermo, una quarantina di famiglie sfrattate e da allora è iniziata la sua rovina. Prive di alcun controllo, le famiglie hanno depredato l’immobile asportando tutto: le porte in stile liberty, le balaustre di marmo, le persiane, le opere in ferro battuto della Fonderia Oretea. Hanno incendiato e trafugato opere d’arte. La Villa è totalmente vandalizzata, abbandonata al suo triste destino
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CONVENTO DI SANTA MARIA DI GESU' (Ragusa Ibla)
Il Convento e la Chiesa di Santa Maria del Gesù vennero edificati dai Frati minori riformati a partire dal 1636, con il contributo dell’Amministrazione cittadina e dell’intera popolazione. La costruzione fu lenta e difficoltosa dato che il sito scelto per ospitare il grande edificio non era favorevole all’edificazione. Sul lato nord si trova la Chiesa che, a differenza del Convento, venne gravemente danneggiata dal terremoto del 1693 e ricostruita nei primi decenni del XVIII secolo. Alla fine degli anni Ottanta, la struttura è stata oggetto di un intervento di restauro molto invasivo, con uno sconsiderato uso di cemento armato, che ha stravolto il suo assetto. Oggi, dopo tanti anni, si aspetta che finiscano i lavori e il complesso possa finalmente ospitare il Museo archeologico ibleo.
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CHIESA SANTA MARIA DELL'ODIGITRIA (Monreale, PA)
La piccola Chiesa di Maria SS. Odigitria, comunemente detta dell’Itria, venne edificata nel 1596 ad opera della Compagnia di San Francesco D’Assisi, e radicalmente rinnovata dopo il 1668. L’edificio ha una facciata semplice che contrasta con la ricchezza delle pregevolissime decorazioni in stucco dell’interno, attribuite al giovane Giacomo Serpotta ed a Procopio De Geraci: essa costituisce la prima opera documentata del grande stuccatore palermitano. Sulla navata spiccano affreschi con episodi biblici e allegorici che raccontano le gesta del profeta Geremia, mentre la pittura della volta sovrastante l’altare rappresenta la gloria di San Francesco. Tali affreschi tradizionalmente attribuiti al pittore monrealese Pietro Novelli, potrebbero tuttavia ritenersi successivi. E’ in grave abbandono, con numerosissime infiltrazioni d’acqua che stanno mettendo in pericolo stucchi e affreschi.
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PALAZZO CIAMPOLI (Taormina, ME)
Dei quattro palazzi medievali di Taormina, è quello un po’ più recente risalendo la sua origine agli inizi del 1400. Inconfondibile in esso l’architettura dell’arte catalana. Nel giardino, nel 1926, fu costruito l’hotel Palazzo Vecchio. Fu colpito e distrutto dai bombardamenti nel 1943. Fino a qualche anno addietro ha ospitato uno dei più rinomati night club di Taormina, il Sesto Acuto. Oggi mostra soltanto il suo prospetto principale, che si poggia su un’ampia e ripida scalinata che gli serve da naturale basamento. Dopo tanti anni di abbandono é arrivato il momento di pensare al suo recupero e ad un suo utilizzo con finalità pubbliche.
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CIMINIERA DI GROTTACALDA (Enna)
Si tratta di una rara testimonianza di una fase storica della cultura delle zolfare quando ancora nelle miniere non arrivavano gli elettrodotti a media tensione e veniva quindi capillarmente impiegata energia autoprodotta con macchine a vapore. Allo stato attuale i locali della centrale elettrica versano in stato di abbandono, mentre la ciminiera è in discreto stato di conservazione, a parte il parziale crollo della sommità causato da un paio di fulmini che l’hanno colpita. Con quella di Ciavolotta resta l’unico esempio di ciminiera ancora in piedi e per la bontà del magistero di messa in opera con mattoni pieni è considerata la più pregevole.
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TORRE BIGINI (Castelvetrano, TP)
Torre costruita nella prima metà del secolo XV, nel 1575 avrebbe ospitato una piccola sezione della Santa Inquisizione; nel secolo XVI diviene proprietà dei Gesuiti di Salemi che provvidero al restauro della struttura e alla costruzione di una cappella. Nel XIX secolo il castello/convento passò al barone Favara di Partanna, che nel 1882 lo vendette al Comune di Castelvetrano. Oggi, il complesso è in rovina, appartiene a privati ed è adibito a ricovero per gli animali. L’imponente mole della Torre è sventrata e si trova in gravissime condizioni statiche, anche se la facciata principale miracolosamente sopravvive ad un imminente crollo.
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MONASTERO DI SAN FILIPPO DI AGIRA (Messina)
Sorge addossato ad un rilievo calcareo, che al suo interno racchiude la grotta eremo del Santo. I Normanni, verso il 1100, ordinarono ai monaci basiliani di costruirvi intorno un’abbazia, definita dallo storico Buonfiglio, secolo XVII, la più bella “tra le abbadie di San Basilio in Sicilia”. La Chiesa, mancante del tetto, con pianta rettangolare ad una navata, conserva resti di architettura normanna. Dentro il recinto murario si apre un vasto giardino. All’inizio degli anni Ottanta l’intero complesso fu acquistato dal Comune di Messina, per adibirlo ad attività culturali. Oggi, pur avendo subito l’onta irrimediabile dei vandali, mantiene un grande valore monumentale, storico e spirituale.
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GIOIOSA GUARDIA (Gioiosa Marea, ME)
Era un piccolo centro medievale che alla fine del Settecento, a causa di terremoti e carestie, venne progressivamente abbandonato. Fu fondato nel 1364 su un’altura di circa 800 m., in cui esisteva già un casale chiamato Zappardini e crebbe intorno ad una torre federiciana. L’impianto urbano è oggi difficilmente leggibile, a causa dei numerosi crolli delle abitazioni, avvenuti dopo l’abbandono, conserva, tuttavia, un notevole interesse, sia dal punto di vista storico ed architettonico, sia naturalistico e, soprattutto, paesaggistico. E’ una forte testimonianza insediativa dello stretto rapporto uomo-ambiente in epoca medievale.
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TORRE CASALOTTO (Aci Catena, CT)
E’ ubicata a 220 metri s.l.m sul colle sovrastante il piano della Reitana. Si colloca in una zona già dichiarata di notevole interesse pubblico nel 2003, nella quale è inclusa altresì l’area archeologica di Santa Venera al Pozzo. Il complesso architettonico è un raro esempio di baglio rustico fortificato, unico nel suo genere per l’intero comprensorio delle Aci. I vari corpi di fabbrica compongono l’impianto di una masseria ottocentesca legata alle attività produttive agricole. C’è bisogno di un’azione di salvaguardia del sito e dell’intera area, intraprendendo al contempo gli immediati e necessari interventi di bonifica e messa in sicurezza, per giungere in breve al suo completo recupero funzionale finalizzato ad una fruizione pubblica e culturale.
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VILLA CALANNA NELLA GAZZENA (Acireale, CT)
La Gazzena è un’importantissima, in quanto unica, testimonianza di paesaggio costiero etneo rimasto salvo dall’aggressione selvaggia delle lottizzazioni e del cemento. Conserva importanti testimonianze dell’antico uso agricolo dell’area, mentre tra i diversi edifici rurali emerge il complesso monumentale conosciuto come Villa Calanna, centro di produzione e organizzazione agricola. La Villa fu costruita a più riprese nel corso del XIX secolo, comprende oltre alla residenza signorile, palmenti, frantoio, stalle e imponenti cantine. La residenza (edificata tra il 1856 e il 1860), ha carattere signorile, le sue stanze sono pavimentate a cotto e controsoffittate con volte ad incannucciato elegantemente dipinte, le aperture a porta-finestra hanno cornici in pietra calcarea.
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VILLA ALLIATA DI PIETRATAGLIATA (Palermo)
L’ottocentesco edificio in stile neogotico è in totale degrado e nell’aprile 2011 è stato posto sotto sequestro. L’impianto tardo-settecentesco fu trasformato nel 1885 in un elegante residenza con motivi di evidente influenza gotico-catalana e venne impreziosita nei partiti architettonici di facciata con numerosi elementi decorativi. Oggi i prospetti della Villa mostrano, in gran parte, estese spaccature e lesioni, anche a causa delle infiltrazioni d’acqua. All’interno i soffitti sono quasi tutti crollati e il giardino circostante è in totale stato d’abbandono, infestato da vegetazione spontanea. Sono entrati spesso i ladri che hanno portato via maioliche, pannelli incastonati al soffitto, vetri colorati a mosaico e altro.
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CASTELLO DI LOMBARDIA (Enna)
Gli studi confermerebbero delle preesistenze edilizie su cui sarebbe poi stato impostato il castello di età federiciana, danneggiato dopo la morte di Federico II dagli ennesi come conseguenza di moti di ribellione; in parte ricostruito da Manfredi e in seguito interessato da ulteriori interventi edilizi di età moderna. A causa delle loro caratteristiche mineralogiche e chimiche, le murature giunte fino a noi versano in un grave stato di corrosione superficiale, causato dall’azione degli agenti atmosferici nelle superfici esterne, dalle infiltrazioni e dalle incrostazioni in quelle che si trovano all’interno, e che pertanto necessitano di una tempestiva opera di messa in sicurezza per la salvaguardia della statica del monumento.
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PALAZZO SIGNORELLI (Castelvetrano, TP)
Continua a scomparire: dopo che nel 2008 è crollata la torretta belvedere, una struttura intelaiata con finiture fittili (di essa restano soltanto le macerie all’interno del Palazzo da recuperare prima possibile), ci sono adesso altri cedimenti nelle parti strutturali interne, solai e muri portanti. Il Palazzo è l’unico esempio, nella Sicilia occidentale, di edificio liberty realizzato con facciate e torretta in terracotta monumentale, interamente realizzato dallo stabilimento di ceramica di Enrico Vella di Caltagirone, tra la fine del XIX e XX secolo. Un edificio complesso, importante per le nuove tecniche di costruzione sperimentate in Sicilia dai Vella. Adesso, non ci rimane che cercare di “salvare almeno le facciate”.
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CHIESA SANT’ANNA PRIMA (Malfa – Salina, ME)
Sorge su un pianoro di Capo Gramignazzi, nella contrada Capo Faro. La Chiesa, adibita poi a cimitero, è così denominata perché si differenzia da altri templi omonimi presenti in zona, a testimonianza di un culto molto sentito. E’ stata edificata intorno all’anno 1700. Ma vi sono serie possibilità che la costruzione sia ancora precedente e che in realtà si tratti di un restauro dell’oratorio edificato addirittura nel 1606, dedicato proprio a Sant’Anna. A partire dal XIX secolo, nonostante l’editto napoleonico che lo vietava, la Chiesa venne adibita a cimitero anche nella parte esterna. Purtroppo il campanile di cui era ornata è crollato da diversi anni e tutto l’insieme, se non si interverrà immediatamente, sembra destinato ad un declino irreversibile.
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GRAFFITI DELL’ADDAURA (Palermo)
Chiusa intorno al 2004, la grotta, come tutta l’area circostante, è stata dichiarata inagibile e posta sotto vincolo per il pericolo di caduta massi. Da allora un silenzio lungo sette anni è sceso su queste rarissime incisioni risalenti a circa 12 mila anni fa. Eppure, sebbene il sito archeologico risulti ufficialmente chiuso, chiunque in realtà può “visitarlo”. Non c’è alcuna sorveglianza e la cancellata che dovrebbe proteggere i graffiti in alcune parti è stata divelta o deformata. Chiunque può entrare nella grotta e far ciò che vuole dei preziosissimi reperti. La strada che conduce al sito è costellata di discariche e l’esterno della grotta è pieno di graffiti ma di altro genere: scritte con la vernice spray e con i pennarelli.
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CONTRAFFORTE TONDO VECCHIO (Caltagirone, CT
Nel 1766 fu aperta la nuova strada Carolina che, dal centro cittadino, conduceva al piano di Santa Maria di Gesù e alle ville. L’architetto Francesco Battaglia inserì un monumento che, prendendo spunto dal paesaggio, faceva parte della nuova strada. Nacque, così, il Tondo vecchio, il cui lato aperto guardava verso il mare facendo da spalliera ad un sedile semicircolare. Il sedile fu arricchito dagli stemmi della città, della Sicilia e della dinastia borbonica e da lapidi commemorative a ricordare il fausto evento delle nozze di Ferdinando e Carolina. A completare il monumento, dalla parte opposta della strada, un altro sedile, raccordato al primo con piastroni. Oggi è venuto il momento di progettare il suo restauro, anche per tramandare alle future generazioni un pezzo della nostra storia intrisa di amore per il bello.
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DUOMO NORMANNO (Naro, AG)
E’ stato costruito nel 1089 per volere di Ruggero d’Altavilla, primo conte di Sicilia. Per secoli è stata la chiesa più importante della città, fino a quando, nel 1867, fu chiusa al culto per il degrado che l’attanagliava. La sua mole, insieme a quella del castello chiaramontano, domina dall’alto la città. Particolarmente significativo è il portale d’ingresso in tipico stile chiaramontano, con un arco a sesto acuto poggiato su un gruppo di quattordici colonnine. La struttura, restaurata nei primi anni Duemila, è ad oggi puntellata e non fruibile al pubblico in seguito alla frana che ha colpito il centro abitato nel febbraio del 2005.
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CHIESA DI SAN MICHELE ARCANGELO (Monforte San Giorgio, ME)
Si presenta oggi in modo complesso con resti murari inglobati in corpi edilizi adibiti a civile abitazione. Il prospetto interno sud evidenzia tre arcate a sesto acuto. Nel prospetto esterno est il muro presenta nella parte centrale due tagli che presumono l’esistenza di un’abside circolare, successivamente tagliata e tamponata. II prospetto interno ovest mostra un portale rifinito con blocchi regolari di pietra calcarea e una trave in legno che divide in due parti la muratura. Il complesso si trova in condizioni di evidente e avanzato degrado sia per l’azione del tempo, sia soprattutto per la scriteriata mancanza di manutenzione. I muri sono parzialmente ricoperti da vegetazione sia sulla parte inferiore che in quella superiore.
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HANGAR PER DIRIGIBILI (Augusta, SR)
La sua costruzione ebbe inizio durante la fase avanzata della prima guerra mondiale. La sua funzionalità andò perduta con il disimpiego del dirigibile come mezzo bellico. Nel 1926-1927 l’hangar rimaneva definitivamente vuoto. L’imponente struttura (ml. 105,60x45,20x37) ha le dimensioni pari a 81000 m3 circa. Nel dicembre 1987 l’Assessorato dei Beni culturali ha posto sull’hangar il vincolo monumentale, tutelandolo per “l’eccezionalità delle caratteristiche costruttive che lo contraddistinguono” e come “prezioso esempio di architettura militare…e valida testimonianza sullo stato dell’arte delle grandi costruzioni in cemento armato dell’inizio del secolo”. Questo monumento è oggi minacciato dalle angherie del tempo e ci trasmette un senso di totale abbandono.
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TONNARA DELL’ORSA (Cinisi, PA)
La concessione per la Tonnara dell’Orsa fu data da re Ludovico di Sicilia a Corrado de Castellis nel 1344. Nel 1382 pervenne al Monastero dei Benedettini di San Martino delle Scale e fece parte dell’immenso patrimonio dei frati per quasi cinque secoli. Nel 1569 il malfaraggio venne ingrandito e restaurato, assumendo l’aspetto attuale e inglobando la Torre trecentesca. La Tonnara è stata restaurata anni fa con un intervento della Soprintendenza di Palermo. Purtroppo la diffusa e persistente irresponsabilità ha fatto tornare questo straordinario patrimonio nell’oblio e nel degrado. Oggi si sta inesorabilmente perdendo.
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Borgo della Cunziria (Vizzini, CT)
Si tratta di un villaggio ottocentesco, vero e proprio esempio d’archeologia industriale, costituito da un congruo numero di case, alcune a più piani, dall’aspetto semplice ma pittoresco. Non si conosce con certezza l’epoca di insediamento delle concerie, ma si ritiene di poterne riportare le origini all’antica Bidi. Il sito ha un interesse letterario ed è inserita nei percorsi verghiani, collegata al duello fra compare Turiddu e compare Alfio, svoltosi lì, fra i fichidindia nella “Cavalleria Rustivana”. Da alcuni anni è di proprietà della Provincia di Catania, che ne dovrebbe curare il restauro ai fini della valorizzazione storico-letteraria. Invece è in abbandono e in profondo stato di degrado con diffusi crolli.
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Villa Pennisi (Messina)
E’ corretto pensare che la villa esistesse già nell’Ottocento; probabilmente è rimasta 'in vita' fino al 1935, poco prima della guerra. Il terreno era coltivato, vi erano la cappella privata, palmenti per la lavorazione di uva e grano, con alloggi per i braccianti alle dipendenza della famiglia (“mitateri”). La Villa si erge su due piani (palmenti e corte con ingresso per le carrozze a piano terra, più piano padronale), sulla sommità una terrazza panoramica. Antistante lo scenografico ingresso, uno spazio delimitato da pilastrini e attrezzato con sedili e tavoli in pietra, per la vita en plain air. La Villa, di proprietà privata, è vincolata, ma si trova in totale e triste abbandono.
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Chiesa di Sant’Ignazio (Mazara del Vallo, TP)
Capolavoro di arte barocca fatto realizzare da Gesuiti nel 1700 da uno dei loro più geniali pittori-architetti, Andrea Pozzo. Dopo un rovinoso crollo del 1933, restano la facciata, il peristilio, con sedici colonne, già collegate a coppie con arcate “a serliana”, e l’esedra dell’altare maggiore, che evocano ancora chiaramente la grandezza e la magnificenza del complesso architettonico. Un progetto, per il suo consolidamento e per la fruizione di ciò che rimane del tempio, è fermo da molto tempo in attesa di finanziamento.
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Chiesa della Badia (Canicattì, AG)
La Chiesa, intitolata ai Santi Filippo e Giacomo, meglio nota come Badia, è un pregevole esempio di barocco siciliano del 1663. All’interno si conservano pregevoli stucchi di scuola serpottiana, che versano in cattivo stato di conservazione a causa dell’incuria in cui si trova la struttura ormai da diversi decenni. Il manufatto richiede urgentissimi interventi di restauro al fine di impedire un rovinoso crollo.
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Ruderi Castello (Monforte San Giorgio, ME)
Il Castello, sorto quando si manifestò il pericolo di un’invasione della Sicilia da parte degli Arabi, ebbe un ruolo di prim’ordine nell’età sveva e in quella angioina. Ebbe modo di dimostrare la sua importanza strategica fino alla rivolta spagnola di Messina (1674-1678). Oggi è in uno stato desolante e quanto ci rimane di esso non è né tutelato, né valorizzato